Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 46

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Composti Organici su Marte: cosa li può alterare o distruggere?

Gli scienziati hanno individuato numerosi processi in grado di distruggere o alterare i composti organici presenti su Marte, compromettendone la sopravvivenza. Questi processi comprendono la diagenesi (ad esempio, l’alterazione di minerali basaltici tramite smectite e magnetite) e l’esumazione dei materiali originali, l’azione di agenti ossidanti presenti nella regolite marziana e le radiazioni ultraviolette e ionizzanti provenienti dallo spazio profondo. Un ruolo chiave nella conservazione dei materiali organici potrebbe essere stato giocato dai perclorati e dagli ossicloruri, rilevati sia in un meteorite marziano, sia in molteplici regioni della superficie marziana.

Le radiazioni cosmiche, in particolare, possono penetrare fino a due metri di profondità. Mappando la distribuzione degli isotopi di vari gas nobili (tra cui l’argon) all’interno del campione Cumberland, l’esperimento SAM a bordo di Curiosity ha determinato che il materiale è stato esposto alle radiazioni cosmiche per almeno 78 milioni di anni. Queste radiazioni sono in grado di spezzare i legami chimici all’interno di molecole organiche e altri composti, producendo una vasta popolazione di radicali e ossidanti molto reattivi che, in presenza di catalizzatori, possono ossidare eventuali materiali organici in monossido di carbonio, anidride carbonica e altri carbonati, oppure produrre composti parzialmente ossidati, come acetati, ossalati e altri carbossilati.

Curiosity ha eseguito anche le prime misurazioni della diffrazione di raggi X sulla superficie di un altro mondo. L’analisi di un obiettivo preliminare, Rocknest, ha rivelato abbondanti quantità di feldspati, pirosseni e olivina. L’analisi dei campioni di John Klein ha rivelato una mineralogia simile, se non per un’importante differenza, ovvero la presenza di grandi quantità (quasi il 20%) di un particolare fillosilicato, la smectite, che si forma in seguito all’azione di acqua a pH neutro. La presenza di questo fillosilicato suggerisce che l’acqua abbia popolato Yellowknife Bay per lunghi periodi di tempo.

La mineralogia delle prime regioni esplorate da Curiosity conserva le tracce di un antico e vasto sistema di fiumi e laghi che ha ricoperto, almeno a intermittenza, il suolo del cratere Gale. Le indagini condotte da Curiosity indicano che l’acqua non era né troppo acida né troppo alcalina, con un basso contenuto salino. Il rover ha inoltre portato alla luce molti ingredienti indispensabili per la vita, tra cui la formazione di CHNOPS: carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, fosforo e zolfo.

Sopra. In questa immagine ripresa da Curiosity si può notare quello che resta del letto di un corso d'acqua che un tempo scorreva sulla superficie del pianeta, si ipotizza, alla velocità di un metro al secondo. Il sito della scoperta si trova fra la parte nord del cratere Gale e la base del Monte Sharp, che sorge all’interno del cratere stesso.

Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS.