Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 41

Sopra. Il braccio della Viking 1 usato per creare i fossi per rilavare la composizione del terreno del pianeta. Crediti: NASA.

Sotto. Una ripresa di Viking 2 ricoperto di rocce su Utopia Planitia.

Crediti: NASA.

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Il background

A destra. Immagine di Chryse Planitia scattata dal lander della Viking 1 nel 1978. Crediti. Roel van der Hoorn - NASA.

Nel 1976, le pionieristiche missioni Viking 1 e 2 inaugurarono quella che sarebbe stata di gran lunga la più dettagliata ricognizione robotica della superficie di un mondo alieno, che continua ancora oggi. Viking 1 e 2 atterrarono nelle pianure vulcaniche di Chryse Planitia e in Utopia Planitia, rispettivamente, munite di una serie di strumenti studiati per sondare la presenza di materiali organici e tracce di forme viventi sulla superficie marziana. Oltre a scoprire suoli basaltici e una totale assenza di molecole organiche, le due Viking non furono in grado di effettuare misurazioni decisive, con i dati raccolti dagli esperimenti biologici che

rimangono ancora oggi piuttosto controversi.

Un nuovo capitolo nella storia dell’esplorazione marziana si aprì nel 1997, con l’atterraggio di Pathfinder e del piccolo rover Sojourner in Ares Vallis. Subito, gli scienziati poterono identificare una serie di massi trasportati durante una o più alluvioni, confermando come un tempo Marte avesse avuto, almeno per brevi episodi, un clima umido e forse addirittura favorevole alla comparsa di forme viventi.