Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 20

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Coelum Astronomia

Novità da Venere

Vulcani attivi e altro ancora

di Livia Giacomini - Media INAF

Le colate laviche dei suoi vulcani e la tormentata atmosfera nell’infrarosso: il pianeta Venere tra gli argomenti presentati al congresso DPS/EPSC, a Pasadena, in California.

Potrebbe essere chiamato il V Day, il Venus Day, il primo giorno del DPS/EPSC, congresso che si tiene dal 16 al 21 ottobre a Pasadena, riunendo per quest’anno l’americano DPS (Division for Planetary Sciences) e l’europeo EPSC (European Planetary Science Congress). Venere è infatti al centro di diverse presentazioni del congresso, in particolare da due diversi fronti: quello europeo, con una ricerca che prende vita dall’ormai conclusa missione Venus Express, e quello giapponese, da dove arrivano le prime immagini della sonda Akatsuki, attualmente – e avventurosamente – in orbita intorno al pianeta.

Il primo studio, quello europeo, riguarda l’attività vulcanica del pianeta. Non ci sono mai stati dubbi nella comunità scientifica sulla presenza di vulcani nella storia di Venere. Ma identificare una colata lavica in corso o recente era un traguardo da raggiungere, reso difficoltoso dalla spessissima atmosfera del pianeta.

Lo studio in questione, realizzato da un gruppo di ricercatori del German Aerospace Center (DLR), prende in considerazione Idunn Mons, un vulcano di 200km di diametro nell’emisfero sud del pianeta. E identifica in questa zona le tracce di una colata lavica recente utilizzando i dati di due missioni storiche in un unico modello teorico. «Con la nostra tecnica», racconta alla conferenza stampa Piero D’Incecco del DLR, «abbiamo potuto combinare i dati nell’infrarosso di Venus Express con i dati radar ad alta risoluzione della missione Magellan della NASA, in orbita intorno al pianeta dal 1990 al 1992». Utilizzando i dati di VIRTIS, il Visible and InfraRed Thermal Imaging Spectrometer a guida INAF che ha volato su Venus Express, è stato dunque possibile identificare una colata di circa 20 km di estensione sulla parete est di Idunn Mons. «È la prima volta», dice D’Incecco, «che combinando dati da due diverse missioni è stato possibile realizzare una mappa geologica ad alta risoluzione di una struttura vulcanica recentemente attiva su un pianeta diverso dalla Terra».

Altra missione, altro risultato, stesso pianeta: Venere è al centro di un altro intervento della mattinata di apertura del DPS/EPSC, dedicato alla missione giapponese Akatsuki. Incredibile pensare che le immagini, come quella in questo articolo, proiettate nel talk da Takehiko Satoh, della Jaxa, vengano da una missione che per 5 anni era stata data per persa, orbitando intorno al sole in una traiettoria causata da una rottura avvenuta nel 2010. Per fortuna, con una manovra disperata a dicembre 2015, l’agenzia spaziale