Coelum Astronomia 204 - 2016 - Page 46

46

Coelum Astronomia

La gamma dei prodotti Argotec - Crediti Argotec

fosse oggi intento ad ascoltare un nostro giornale radio, sentirebbe quello del 3 giugno 2012 – governo Monti, ricordate? Insomma, sarebbe quasi un nostro contemporaneo. Pochissimo in termini astronomici, dunque, ma comunque un’enormità per noi viaggiatori umani: 40 mila miliardi di km.

Cosa ci attende

Il primo obiettivo, si spera a breve termine, è capire se Proxima b possiede un’atmosfera. Per riuscirci, l’osservazione di un transito sarebbe l’ideale: ci permetterebbe non solo di confermare al di là d’ogni ragionevole dubbio che Proxima b esiste, ma anche – appunto – di verificare la presenza di un’atmosfera e di analizzarne la composizione chimica. Purtroppo, però, per osservare un transito non bastano né la pazienza certosina del team guidato da Anglada-Escudé né la tecnologia più avanzata possibile: occorre anche trovarsi nella posizione giusta. E su questo c’è assai poco da fare.

Ecco dunque che potrebbe tornare quanto mai a proposito il progetto Starshot, del quale abbiamo parlato qualche mese fa e che, in modo piuttosto irrituale per una conferenza stampa scientifica, ha trovato ospitalità anche nella presentazione dell’ESO. Ultimo fra gli speaker è infatti intervenuto, in qualità di chairman della Breakthrough Prize Foundation, Pete Worden, fino all’anno scorso direttore del NASA AMES Research Center. E ha spiegato che, fra i 20-25 anni necessari per la realizzazione delle micronavicelle spaziali – sponsorizzate da personaggi del calibro di Yuri Milner, Mark Zuckerberg e lo stesso Stephen Hawking – e gli altri 20-25 richiesti per coprire a velocità relativistiche la distanza che ci separa dal sistema di Alpha Centauri, dove si trova Proxima b, fra il 2060 e la fine del secolo potremmo cominciare a ricevere immagini ravvicinate del nostro vicino di casa.

Un’attesa troppo lunga per ricevere solo immagini, dite? Beh, consolatevi: se volessimo andarci di persona, e prima o poi lo vorremo, pur con tutto l’ottimismo possibile, anche i più giovani

Attraversare lo Spazio con minuscole e velocissime astronavi “a vela” (spaziale) capaci di raggiungere Alpha Centauri in appena 20 anni: è la fantascientifica scommessa lanciata nell'aprile 2016 a New York da Breakthrough Starshot. Dietro c’è uno dei più grandi fisici teorici del ‘900, Stephen Hawking, e al suo fianco il fisico e magnate "emergente" del web Yuri Milner,

miliardario russo celebre per gli investimenti in aziende innovative come Facebook, Twitter e Spotify…

Il concept prevede l’uso di tre tecnologie per creare un nanocraft, un cosiddetto StarChip, capace di raggiungere una meta distante 4,37 anni luce viaggiando a una velocità pari a circa il 20% di quella della luce. Piccolo quanto un francobollo, lo StarChip sarà in grado di portare con sè fotocamere, equipaggiamento di navigazione e trasmissione dati, propulsore e batterie. Il tutto sarà collegato a una vela spaziale, detta LightSail.

«Questo è l’approccio alla “Silicon Valley” del volo spaziale», spiega Yuri Milner, «potendo essere prodotto in massa al costo di uno smartphone». Questo ardito progetto risulterebbe possibile grazie ad alcuni recenti sviluppi in tre

Il Progetto Breakthrough Starshot

Rappresentazione del raggio laser che alimenta la vela spaziale del nanocraft Crediti: Breakthrough Initiatives