Coelum Astronomia 204 - 2016 - Page 85

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Il Commento di Fabrizio Capaccioni

Principal Investigator per VIRTIS

Fabrizio Capaccioni è, da agosto 2016, il Direttore dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’INAF nonché Principal Investigator dello strumento VIRTIS a bordo della sonda Rosetta. Le sue principali attività scientifiche riguardano lo studio delle proprietà fisiche dei corpi minori del Sistema Solare attraverso misure di spettrofotometria delle superfici con strumentazione a bordo di missioni interplanetarie NASA ed ESA.

La missione Rosetta è stata un miracolo. È passata indenne attraverso una serie di “ostacoli” che nessun’altra sonda planetaria aveva mai dovuto affrontare: l’uscita dall’ibernazione, a gennaio 2014, dopo un sonno ininterrotto di 2 anni e mezzo; il rilascio e il successivo primo atterraggio del lander che ha raggiunto la superficie del nucleo con soli 51 secondi di ritardo dopo una discesa di 7 ore e a soli 100 metri di distanza dal punto di atterraggio previsto; l’ambiente totalmente ignoto, visto che prima di giugno 2014 il nucleo della 67P non era mai stato osservato; un ambiente che progressivamente è diventato ostile, a causa dell’avvicinamento al Sole con il conseguente aumento della abbondanza di gas e di polvere intrappolata, fino al culmine del passaggio al perielio nell’agosto 2015; infine la discesa (o l’impatto controllato come amano dire in ESA) sulla superficie. Il successo scientifico infine è garantito dalle centinaia di pubblicazioni in poco più di un anno e mezzo anche su riviste prestigiose come Science e Nature.

Lo strumento VIRTIS (Visible, Infrared and Thermal Imaging Spectrometer) ha ottenuto risultati straordinari che hanno permesso di identificare per la prima volta sulla superficie di un nucleo cometario dei materiali organici, hanno permesso di scoprire un ciclo diurno (relativo alle 12 ore del giorno cometario) di condensazione/sublimazione del ghiaccio d’acqua e un analogo ciclo stagionale per l’anidride carbonica, e infine hanno permesso di misurare la temperatura superficiale del nucleo e di ricavare informazioni quantitative sull’inerzia termica della superficie. Purtroppo ci rimane l’amaro in bocca per aver perso uno dei tre canali di misura dello strumento a metà dello scorso anno.

Sicuramente, però, il risultato di maggior valore per VIRTIS è stato identificare la composizione del nucleo cometario. Abbiamo potuto determinare che il nucleo ha una composizione molto omogenea (l’intensa attività nelle vicinanze del Sole fa si che la superficie sia sempre ringiovanita e non presenti effetti legati allo Space Weathering) ed è formato da una mistura di solfuri di ferro, ossidi di ferro e nickel e silicati, formatisi nel Sistema Solare interno, con aggiunta di ghiacci volatili e residui organici che rappresentano la componente formatasi nel Sistema Solare esterno a temperature non superiori ai 20-30K. Ciò mette in evidenza come i fenomeni di trasporto e rimescolamento nella nebulosa primordiale siano stati importanti e indica un possibile schema evolutivo del Sistema Solare.

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