Coelum Astronomia 204 - 2016 - Page 74

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Coelum Astronomia

tentativi di trasmissione, ma non sufficienti a trasmettere o ricevere comandi.

Tutti gli strumenti rimasti a bordo di Rosetta, hanno continuato a funzionare senza sosta e con enorme soddisfazione scientifica. Il sistema di immagini della sonda, chiamato OSIRIS, è ciò che possiamo assimilare agli occhi di Rosetta, essendo costituito di due camere, una a largo e una a stretto campo di vista, disegnate e costruite a Padova. Le due camere continuano lavorare, andando ad arricchire un data-base di oltre 50 000 immagini dei due asteroidi e della cometa, unico per estensione e qualità nella storia delle scienze cometarie e che sarà oggetto di studio ancora per molti anni a venire.

La cometa e Rosetta sono usciti insieme dall’orbita di Marte già nel novembre 2015, per ritornare nella fascia principale degli asteroidi, in una ‘crociera’ che vede due corpi, uno celeste e uno costruito per mano dell’uomo, che non ha paragone nella storia. Nonostante la distanza dal Sole, la cometa è ancora molto attiva avendo accumulato nei mesi passati attorno al perielio (che fu attraversato il 13 agosto 2015) una gran quantità di calore, come mostra la figura a destra in alto.

Come terminerà la missione Rosetta? A fine settembre, si proverà a far adagiare l’orbiter sulla superficie cometaria, nella zona chiamata Maat sulla testa, non lontana da quella dello sfortunato atterraggio di Philae.

E proprio a meno di un mese dalla fine della missione, la camera ad alta risoluzione della sonda Rosetta (OSIRIS) ha ripreso il lander Philae incastrato in una fessura scura sulla cometa. Le immagini risalgono al 2 settembre 2016 dalla distanza di 2,7 chilometri dalla superficie e mostrano chiaramente il corpo principale del lander e due delle tre gambe (figura a destra in basso).

Sopra. Una recente immagine della cometa presa dalla WAC.

Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA.

Sotto. Il lander Philae incastrato in una fessura sulla superficie della cometa.

Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA.

Prof. Barbieri, quali prospettive ci si parano davanti oggi nel campo dell’esplorazione spaziale? E cosa ci rimane ancora da scoprire sulle comete dopo queste due eroiche missioni?

Mi limito alla esplorazione del Sistema Solare, dato che lo spazio ci aprirà nuove prospettive sia per i pianeti delle altre stelle, che per l’evoluzione stellare, la cosmologia. Per quanto dunque attiene ai corpi celesti più vicini, la mia speranza è che si riapra l’esplorazione umana della Luna e che si estenda anche a asteroidi che passano vicino alla Terra e a Marte. Una evoluzione cioè che veda almeno una parte del Sistema Solare divenire una nuova “casa” per l’uomo.

Per quanto riguarda le comete, Giotto e Rosetta hanno aperto una strada ancora lunga da percorrere. La prossima conferenza di Padova darà di sicuro indicazioni preziose al riguardo, ma la straordinaria quantità di dati e di interrogativi ereditati da Rosetta avrò bisogno di vari anni per essere ben capita. Se dovessi indicare una successiva missione, non esiterei a dire che si deve programmare una sonda capace non solo di atterrare, ma anche di prelevare campioni di suolo in varie zone e anche da profondità di vari decimetri, e riportare questi campioni a terra. Difficile ma non impossibile.

Che emozione si prova ad aver vissuto questi trent’anni in prima linea, entrando nella storia della fisica cometaria?

Non è ancora il momento delle emozioni, quelle verranno più tardi quando sarà finito il quotidiano compito di esaminare dati e lavori da pubblicare. Certamente ho avuto il singolare privilegio di collaborare a entrambe le missioni cometarie europee, e di contribuire a formare tanti giovani che hanno già preso il mio posto e quello dei grandi esempi che mi hanno preceduto, Giuseppe Colombo e Leonida Rosino sopra agli altri. In fin dei conti, manca così poco al ritorno della Halley nel 2061, e sono sicuro che questi giovani sapranno mantenere altissimo il ruolo di Padova anche in quella occasione.