Coelum Astronomia 204 - 2016 - Page 170

Per approfondire l’osservazione

Riprendere la Luna: quali strumenti?

L’osservazione visuale della Luna può anche essere integrata dall’acquisizione video da effettuare con le varie camere CCD oggi presenti in commercio. Personalmente utilizzo la telecamera CCD DBK41AU02.AS colori RAW: Sensore: Sony ICX205AK a scansione progressiva, software di cattura IC Capture AS. (Modello certamente “superato”, ma per quanto mi riguarda ancora fonte di decenti risultati). Inserita la telecamera nel porta oculari del telescopio ottimizzo la focheggiatura nel monitor del computer. Centrata la zona lunare da riprendere e impostati i vari parametri di acquisizione, inizio la registrazione. Solitamente acquisisco video di 1100/1500 frames totali a 7,5 fps con formato video e codec Y800/RGB24. L’esposizione, in relazione alla trasparenza, può variare da 1/8" a 1/33" con tempi da 2'30" a 3'30". Il video viene poi elaborato con Registax6 applicando i filtri Wavelets e successivamente con l’opzione “Color Mixing”, ottenendo con quest’ultima un deciso miglioramento dell’immagine. Infine con alcuni ritocchi con Photoshop si ottiene il risultato finale.

Per quanto riguarda gli strumenti e gli oculari consigliati, oggi siamo arrivati al punto che sul mercato vi è una tale possibilità di scelta e varietà di differenti configurazioni ottiche che risulta veramente superfluo e forse anche patetico consigliare “lo strumento più adatto”. Come è vero che per la Luna può bastare un buon 100 mm a lente o un riflettore da circa 150/200 mm è altrettanto vero che un diametro maggiore, in condizioni di buon seeing, può fornire prestazioni superiori. L’importante è non farsi prendere da inutili manie di grandezza orientando le proprie scelte in modo ragionevole. Tutto viene ricondotto a “che cosa vogliamo vedere sul nostro satellite?”.

Anche nelle fasi di 7 e 9 giorni potremo effettuare interessanti osservazioni in considerazione del mutato angolo di incidenza della luce solare, in cui vedremo di sera in sera la catena montuosa degli Appennini apparire sempre più illuminata fino alla completa e bellissima visione panoramica estesa dal Cape Fresnel fino a Eratosthenes. Infatti, per una più approfondita attività osservativa, potrebbe rivelarsi estremamente interessante effettuare osservazioni in presenza di differenti fasi lunari anche nell’arco di alcuni mesi, quando in prossimità della linea del terminatore potremo ammirare una lunga sequenza di vette le cui ombre scurissime si stagliano sulle valli adiacenti e sulla pianura circostante esaltandone notevolmente l’altezza e le asperità ben oltre il loro aspetto reale, modificando la percezione di molti dettagli superficiali. Fra queste, partendo dal cratere Eratosthenes, il monte Wolff (3500 m), il monte Serao (2370 m), il monte Ampère (3000 m), il monte Huygens (5500 m), il monte Bradley (4200 m) nei pressi del cratere Conon, fino al monte Hadley (4800 m) nella parte più settentrionale degli Appennini.

Oltre alle numerose cime montuose, merita attenzione anche la Palus Putredinis, una zona relativamente pianeggiante di 6000 km quadrati situata fra gli Appennini e il cratere Archimedes (diametro 90 km), percorsa dai lunghi solchi della Rima Bradley (145 km), Rima Hadley (80 km), Rimae Fresnel (94 km). Per l’osservazione di questa è richiesto uno strumento di almeno 200mm se riflettore, oppure 100-120mm circa se rifrattore, mentre la Rima Conon (46 km, nei pressi dell’omonimo cratere) è individuabile con uno strumento di almeno 300mm, anche se molto dipende dalle condizioni osservative di ogni singola serata. Da non perdere dal punto di vista geologico la struttura denominata Ina Caldera, situata in prossimità del versante orientale degli Appennini fra i mari Vaporum e Serenitatis. Si tratta di un esteso cono vulcanico collassato oppure la sua origine potrebbe essere dovuta alla risalita in superficie di materiale lavico, ma gli studiosi non hanno ancora trovato una risposta certa.

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