Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 95

contrasti e rifinitura dei dettagli che porta alla conclusione dello sviluppo della foto a seconda dei gusti personali di ogni astrofotografo.

Save as .tiff e un capitolo si è chiuso! Almeno per un po’ di tempo, fino a quando non mi verrà voglia di rielaborarlo con nuove tecniche acquisite con il tempo.

Mi ritengo abbastanza soddisfatto del risultato ottenuto con la strumentazione in mio possesso, soprattutto se penso alla gestione di un sensore “impegnativo” come il KAI11000. Ho avuto modo di lavorare con altri sensori e garantisco che in quelle occasioni, a confronto, è stata una passeggiata. Mi dico sempre “abbastanza soddisfatto” perché so che si può sempre fare di meglio, ma so anche che bisogna accontentarsi. A mio avviso infatti il risultato di una fotografia dipende molto dallo stato d’animo e dall’umore dell’autore, soprattutto nel momento in cui la si elabora esteticamente, lavorando sui colori, saturazione, tonalità, contrasto, dettagli ecc. E questo rende secondo me l’astrofotografia una passione ancor più affascinante e intrigante.

Diverse persone mi hanno detto di vedere nella nebulosa M16 il volto di una persona di profilo. In effetti si nota una certa similitudine anche se la mia attenzione e interesse sono rivolti quasi esclusivamente alle “colonne della creazione”.

Chi mi conosce sa infatti che i miei oggetti preferiti sono le nebulose a medio grande campo in quanto amo proprio quei grumi di gas e polveri in cui al loro interno stanno nascendo nuove stelle e magari altri sistemi solari forse simili al nostro. Tutto risale all’argomento che più mi affascinò in gioventù e che mi fece innamorare per sempre dell’astronomia: la vita delle stelle. Pensare che all’inizio della mia esperienza con il CCD, affascinato dall’idrogeno, tendevo a rendere più piccole proprio le stelle perché pensavo costituissero una fonte di distrazione dal soggetto principale, ossia la nebulosa. Oggi ho restituito loro il ruolo che si meritano, magari sottraendo un po’ di palcoscenico al rosso nebulare dell’idrogeno che amo tanto, ma non posso più fare a meno di quei piccoli diamanti colorati che accendono e danno vita ad ogni singola foto.

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contrasti e rifinitura dei dettagli che porta alla conclusione dello sviluppo della foto a seconda dei gusti personali di ogni astrofotografo.

Save as .tiff e un capitolo si è chiuso! Almeno per un po’ di tempo, fino a quando non mi verrà voglia di rielaborarlo con nuove tecniche acquisite con il tempo.

Mi ritengo abbastanza soddisfatto del risultato ottenuto con la strumentazione in mio possesso, soprattutto se penso alla gestione di un sensore “impegnativo” come il KAI11000. Ho avuto modo di lavorare con altri sensori e garantisco che in quelle occasioni, a confronto, è stata una passeggiata. Mi dico sempre “abbastanza soddisfatto” perché so che si può sempre fare di meglio, ma so anche che bisogna accontentarsi. A mio avviso infatti il risultato di una fotografia dipende molto dallo stato d’animo e dall’umore dell’autore, soprattutto nel momento in cui la si elabora esteticamente, lavorando sui colori, saturazione, tonalità, contrasto, dettagli ecc. E questo rende secondo me l’astrofotografia una passione ancor più affascinante e intrigante.

Diverse persone mi hanno detto di vedere nella nebulosa M16 il volto di una persona di profilo. In effetti si nota una certa similitudine anche se la mia attenzione e interesse sono rivolti quasi esclusivamente alle “colonne della creazione”.

Chi mi conosce sa infatti che i miei oggetti preferiti sono le nebulose a medio grande campo in quanto amo proprio quei grumi di gas e polveri in cui al loro interno stanno nascendo nuove stelle e magari altri sistemi solari forse simili al nostro. Tutto risale all’argomento che più mi affascinò in gioventù e che mi fece innamorare per sempre dell’astronomia: la vita delle stelle. Pensare che all’inizio della mia esperienza con il CCD, affascinato dall’idrogeno, tendevo a rendere più piccole proprio le stelle perché pensavo costituissero una fonte di distrazione dal soggetto principale, ossia la nebulosa. Oggi ho restituito loro il ruolo che si meritano, magari sottraendo un po’ di palcoscenico al rosso nebulare dell’idrogeno che amo tanto, ma non posso più fare a meno di quei piccoli diamanti colorati che accendono e danno vita ad ogni singola foto.