Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 93

M16 fa parte proprio di quelle fotografie riprese all’inizio solo nella banda dell’idrogeno e poi messa in disparte per i problemi di fusione. In parte a causa del meteo instabile e in parte per la preferenza di altri oggetti da riprendere, M16 è rimasta nel dimenticatoio fino al 2016, quando finalmente ho potuto riprendere anche con i filtri della luminanza e dei colori.

Dicevo all’inizio che il KAI11000 è un sensore piuttosto esigente e, per ottenere file finali puliti atti a sostenere uno stretching del segnale adeguato, ha bisogno di numerosi scatti ma soprattutto di file di calibrazione di dark, bias, flat e dark dei flat particolarmente precisi. Indispensabile inoltre una mappatura dei difetti del sensore per poterli poi eliminare.

Per effettuare la calibrazione dei singoli scatti uso l’ottimo programma PixInsight. Ottenuti e allineati tutti i file finali di L, H e RGB, e dopo un lieve crop per eliminare i bordi neri causati dal dithering, effettuo una rimozione dei gradienti tramite il Dynamic Background Extraction (DBE) su tutti i singoli file monocromatici. Apro poi i files colore in MaximDL ed effettuo la combinazione colori (può sembrare strano, ma ormai sono abituato a eseguire questa operazione con MaximDL). Una volta ottenuto il file combinato RGB lo apro su PixInsight e, tramite l’Automatic Background Extractor (ABE), cerco di rendere neutro il fondo cielo e di togliere eventuali presenze di dominanti cromatiche. Per l’estrazione del segnale uso 3 possibili soluzioni scegliendo quella che più mi soddisfa, magari anche combinando i risultati fra di loro. In passato usavo sempre e solo la DDP di MaximDL, ottima per estrarre il segnale anche più debole ma allo stesso tempo esaltava il rumore e “gonfiava” un po’ le stelle. Attualmente, all’occorrenza, uso due file. Uno ottenuto tramite l’Hystogram Transformation di PixInsight per l’estrazione del segnale, l’altro con lo stretch di Maxim o di Photoshop, per avere stelle con diametri più ridotti. Nei file di luminanza L e H applico anche un leggero Local Hystogram Equalization (LHE) per aumentare leggermente il contrasto e la definizione dei dettagli. Nel caso fossero presenti zone particolarmente sovraesposte l’ottimo filtro HDR Multiscale Transform, sempre di PixInsight, risolve alla grande il problema.

Una volta estratto il segnale da tutti i file, L, H e RGB passo a Photoshop per la combinazione finale. L’ottimo filtro HLVG (Hasta la vista green) di Rogelio Bernal Andreo, ripreso dal SCNR di PixInsight, toglie agevolmente eventuali residui di dominanti verdastre sulla foto. Dopo la fusione delle luminanze con i files colore, presto particolare attenzione all’istogramma dei colori, riallineando il più possibile i piedi sinistri delle curve su ogni singolo canale colore, sia in RGB che in CMYK. Se sono presenti zone scure particolarmente rumorose uso un filtro denoise (di solito Noise Ninja) di cui posso controllare alla perfezione l’applicazione utilizzando una maschera invertita al livello superiore su Photoshop, secondo me uno dei mezzi più potenti di questo programma in quanto permette il controllo totale degli effetti che si vogliono applicare in qualsiasi parte della foto, preservando intatte le parti che intendiamo non toccare. Infine inizia il gioco di ritocchi di saturazione dei colori, generica o selettiva, di contrasti e rifinitura dei dettagli che porta alla conclusione dello sviluppo della foto a seconda dei gusti personali di ogni astrofotografo.

Save as .tiff e un capitolo si è chiuso! Almeno per un po’ di tempo, fino a quando non mi verrà voglia di rielaborarlo con nuove tecniche acquisite con il tempo.

Commento dell’Autore

Mi ritengo abbastanza soddisfatto del risultato ottenuto con la strumentazione in mio possesso, soprattutto se penso alla gestione di un sensore “impegnativo” come il KAI11000. Ho avuto modo di lavorare con altri sensori e garantisco che in quelle occasioni, a confronto, è stata una passeggiata. Mi dico sempre “abbastanza soddisfatto” perché so che si può sempre fare di meglio, ma so anche che bisogna accontentarsi. A mio avviso infatti il risultato di una fotografia dipende molto dallo stato d’animo e dall’umore dell’autore, soprattutto nel momento in cui la si elabora esteticamente, lavorando sui colori, saturazione, tonalità, contrasto, dettagli ecc. E questo rende secondo me l’astrofotografia una passione ancor più affascinante e intrigante.

Diverse persone mi hanno detto di vedere nella nebulosa M16 il volto di una persona di profilo. In effetti si nota una certa similitudine anche se la mia attenzione e interesse sono rivolti quasi esclusivamente alle “colonne della creazione” . Chi mi conosce sa infatti che i miei oggetti preferiti sono le nebulose a medio grande campo in quanto amo proprio quei grumi di gas e polveri in cui al loro interno stanno nascendo nuove stelle e magari altri sistemi solari forse simili al nostro. Tutto risale all’argomento che più mi affascinò in gioventù e che mi fece innamorare per sempre dell’astronomia: la vita delle stelle. Pensare che all’inizio della mia esperienza con il CCD, affascinato dall’idrogeno, tendevo a rendere più piccole proprio le stelle perché pensavo costituissero una fonte di distrazione dal soggetto principale, ossia la nebulosa. Oggi ho restituito loro il ruolo che si meritano, magari sottraendo un po’ di palcoscenico al rosso nebulare dell’idrogeno che amo tanto, ma non posso più fare a meno di quei piccoli diamanti colorati che accendono e danno vita ad ogni singola foto.

Ero arrivato sul punto di rivendere tutto e tornare al mondo delle reflex se non fosse stato per l’incoraggiamento ricevuto da Marco Lombardi, mio carissimo amico e compagno di tante nottate astrofotografiche presso l’Agriturismo Torre Doganiera dell’amico Roberto Fortini, sempre squisitamente gentile nel mettere a nostra disposizione l’aia da cui riprendere gli oggetti celesti. Grazie alla collaborazione nata tra me, Roberto Fortini, Francesco di Biase e Samuele Gasparini e allo scambio di informazioni e di conoscenze in materia, piano piano sono riuscito a migliorare, anche se lo scoglio più grande restava la fusione dell’idrogeno con i colori senza che il rosso divenisse il famoso “rosa salmonato”. Dopo tante prove e ricerche sul web ho trovato un metodo che mi soddisfaceva e che poi ho ulteriormente elaborato adeguandolo ai miei gusti: da quel momento ho acquistato sempre più fiducia nella produzione di foto astronomiche.

M16 fa parte proprio di quelle fotografie riprese all’inizio solo nella banda dell’idrogeno e poi messa in disparte per i problemi di fusione. In parte a causa del meteo instabile e in parte per la preferenza di altri oggetti da riprendere, M16 è rimasta nel dimenticatoio fino al 2016, quando finalmente ho potuto riprendere anche con i filtri della luminanza e dei colori.

Dicevo all’inizio che il KAI11000 è un sensore piuttosto esigente e, per ottenere file finali puliti atti a sostenere uno stretching del segnale adeguato, ha bisogno di numerosi scatti ma soprattutto di file di calibrazione di dark, bias, flat e dark dei flat particolarmente precisi. Indispensabile inoltre una mappatura dei difetti del sensore per poterli poi eliminare.

Per effettuare la calibrazione dei singoli scatti uso l’ottimo programma PixInsight. Ottenuti e allineati tutti i file finali di L, H e RGB, e dopo un lieve crop per eliminare i bordi neri causati dal dithering, effettuo una rimozione dei gradienti tramite il Dynamic Background Extraction (DBE) su tutti i singoli file monocromatici. Apro poi i files colore in MaximDL ed effettuo la combinazione colori (può sembrare strano, ma

Dopo due anni di “palestra” con una reflex Canon 1000D, alla fine del 2011 decisi di avventurarmi nel mondo delle CCD monocromatiche.

La mia scelta cadde sul sensore KAI11000 per le generose dimensioni e per il rapporto di formato 3:2. Non sapevo però quanto impegnativo potesse essere gestire questo tipo di sensore e quante accortezze fossero necessarie per ottenere delle buone immagini. Senza parlare della “croce” che ho portato per circa due anni per la combinazione delle luminanze (soprattutto l’idrogeno) con i file colore.

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