Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 86

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Coelum Astronomia

Esiste una linea di pensiero ancora più arguta rispetto a quella presentata nella sezione precedente. Immaginiamo che le CET abbiano elaborato una matematica “diversa”, o – cosa ancora più semplice da accettare – che la loro matematica sia milioni di anni più avanzata della nostra. Se stessimo ricevendo una trasmissione in questo preciso istante, riusciremmo quanto meno a riconoscere che si tratta di una trasmissione artificiale?

Ad esempio, gran parte degli sforzi profusi attualmente nei progetti SETI si concentra

sull’ascolto nella regione della “pozza d’acqua” e su multipli semplici della frequenza della riga dell’idrogeno (2, 3, π volte quella lunghezza d’onda e così via). Ebbene, se le CET usassero una matematica diversa dalla nostra potrebbero non vedere nulla di speciale riguardo a tali frequenze, così che quelle “ovvie” per noi potrebbero non esserlo affatto per loro.

Ma questo è il punto forse meno importante. Immaginiamo pure che le CET trasmettano nella regione della pozza d’acqua e che noi si riesca a

Soluzione n° 25

Stanno trasmettendo ma noi non

riconosciamo il segnale

identificare il segnale come “intelligente”. La nostra speranza di comunicare si fonda sull’assunto che i segnali siano strutturati secondo schemi semplici e a noi comprensibili. In altri termini, speriamo di ricevere segnali codificati in un qualche linguaggio matematico che rispetti la logica sviluppata dalla nostra specie. Ma è una speranza ragionevole?

Insomma, ci sono due aspetti da considerare e mantenere separati. Primo: sapremmo stabilire se un segnale è artificiale? Secondo: una volta riconosciuto, riusciremmo a decodificarne il significato?

Pensiamo al famoso mistero del Manoscritto di Voynich. Nel 1912, il collezionista Wilfred Voynich acquistò dal Collegio dei Gesuiti di Villa Mondragone a Frascati un libro di 234 pagine che attualmente si trova nella Sala dei Libri Rari della Biblioteca della Yale University,