Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 74

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prese in considerazione nelle passate survey di analisi, nelle quali si preferiva invece monitorare galassie brillanti, nelle quali, essendovi concentrata gran parte della massa stellare dell’Universo Locale, era più alta la probabilità di osservare un’esplosione di supernova.

In secondo luogo, questo tipo di supernovae sono intrinsecamente meno frequenti di quelle tipiche: per avere un’idea, esplode una supernova superluminosa ogni 10 000 SN di Tipo Ia!

A oggi, dopo circa venti anni dall’osservazione della prima SN superluminosa, ne sono state scoperte una cinquantina e, studiate in dettaglio, solo un totale di circa venti. Nonostante ciò, grazie alla loro alta magnitudine al massimo, è stato possibile osservarle anche a grandissime distanze, riuscendo ad arrivare fino addirittura a z~3,9.

L’origine fisica delle Supernovae Superluminose

Definita semplicemente in base alla brillanza al massimo, la classe delle supernovae superluminose raggruppa sotto lo stesso nome supernovae con caratteristiche anche molto differenti tra loro.

In generale si dividono fra quelle che presentano più o meno righe di idrogeno negli spettri (come si fa per le SNe più comuni), separandole quindi in due classi: SNe SL povere (Tipo I) e ricche (Tipo II) di idrogeno. È ancora in piena discussione, però, la possibilità che questo indichi effettivamente anche differenti meccanismi di esplosione o differenze nella natura delle stelle progenitrici.

ASASSN-15lh appartiene alla prima classe Tipo I, non presentando negli spettri rilevati alcuna emissione da parte dell’idrogeno.

Secondo i modelli di esplosione poi, ASASSN-15lh deve aver avuto una sorgente di energia addizionale, rispetto alle supernovae comunemente osservate che prevedono che la luce emessa sia prodotta prevalentemente dal decadimento radioattivo del nichel in ferro.