Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 71

chiaro che molti oggetti considerati “nebulosi”, “planetari”, “diffusi” non erano altro che massicce concentrazioni di deboli stelle.

La scoperta ebbe dunque grande risonanza e qualche anno dopo lord Rosse fu eletto per cinque anni alla presidenza della Royal Society e nel 1862 nominato vicecancelliere dell’Università di Dublino.

La laboriosa realizzazione del suo Leviatano costò al conte di Parsonstown, oltre a tre anni di lavoro con prove e riprove, la rispettabile cifra di 12 mila sterline (circa 2 milioni di euro attuali), una vera fortuna per quel tempo. Rappresentò il concretarsi di un sogno, ma il bilancio dei risultati ottenuti, da un punto di vista puramente scientifico, andò poco oltre l’importante scoperta della struttura a spirale di M51, la ben nota galassia dei Canes Venatici, e di altre galassie.

Non più in uso il Leviatano dal 1910, il grande specchio di 72 pollici venne recuperato dal telescopio ormai negletto e un po’ malconcio, per essere trasportato nel 1914 al Museo della Scienza di Londra, dove si può ancora ammirarlo.

Sopra. Il ritratto ufficiale di William Parsons, il nobiluomo irlandese meglio conosciuto come Lord Rosse (17 giugno 1800 – 31 ottobre 1867).

che «il primo obbiettivo deve essere un’imitazione fedele… una rappresentazione positiva, in cui la luminosità sia rappresentata dai bianchi».

Alcuni anni dopo la morte di Lord Rosse, Wilhelm Tempel (1821-1889, al tempo direttore di Arcetri) criticò in modo ben più radicale il lavoro fatto a Parsonstown, giungendo a proclamare che le forme a spirale osservate in un gran numero di nebulose erano una semplice “creatura di fantasia”.

Il suo attacco non riguardava tanto i metodi usati per registrare le osservazioni, quanto gli strumenti e gli osservatori. Secondo Tempel,

infatti, i grandi telescopi come quello di Lord Rosse erano sicuramente soggetti a particolari effetti ottici, tanto che gran parte delle ricerche condotte sulle nebulose a spirale dovevano essere rigettate perché basate su artefatti. In secondo luogo, sempre secondo Tempel, una profonda analisi sui disegni di Rosse e di altri aveva rivelato un’inconfondibile «intenzione, negli schizzi e nelle descrizioni, di dare alle nebulose questa forma»; e che gli schizzi, in realtà, rappresentavano uno stesso oggetto in forme così diverse da rendere necessaria la conclusione che «la forma a spirale non esiste nel cielo».

È facile dire oggi che Tempel aveva torto e che Rosse aveva ragione. Ma le cose al tempo erano molto più sfumate. Ne è una prova il fatto che di lì a pochi mesi Giovanni Schiaparelli (vedi Coelum nn. 63 e 139) avrebbe puntato il suo rifrattore su Marte, con la piena fiducia nelle capacità del suo occhio di cogliere la realtà, e della sua mano nel riprodurla. E anch’egli, come sappiamo oggi, si sbagliava…

www.coelum.com

71