Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 63

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Sopra. UGC 1382 vista alle lunghezze d’onda visibili appare una semplice galassia ellittica (a sinistra). I bracci a spirale emergono se si osserva la galassia nell’ultravioletto, insieme a immagini profonde nella banda ottica (pannello centrale). Combinando i dati con la distribuzione di idrogeno a bassa densità (in verde a destra), gli scienziati hanno scoperto che UGC 1382 è in realtà una galassia gigantesca. Crediti: NASA/JPL/Caltech/SDSS/NRAO/L. Hagen e M. Seibert

Dopo aver condotto ulteriori analisi, i ricercatori hanno concluso che il disco di idrogeno attorno alla galassia era reale e aveva una dimensione enorme. Nonostante la notevole differenza nelle dimensioni, le due galassie hanno circa la stessa quantità di stelle e gas.

«Questa rara galassia “Frankenstein” si è formata ed è in grado di sopravvivere perché si trova in una regione estremamente tranquilla dell’Universo, dove nessun fattore esterno la può disturbare», spiega Seibert. «È così delicata che una leggera spinta da un oggetto vicino potrebbe portarla a disintegrarsi».

Uno degli aspetti più curiosi di questa scoperta è che sia avvenuta per caso. I ricercatori stavano effettuando una campagna di osservazione sistematica, volta allo studio dell’attività di formazione stellare all’interno di galassie ellittiche. «Sembra insolito e sorprendente che esista una galassia così ben studiata di cui non conoscevamo la sua proprietà più peculiare: un enorme disco a spirale», dice Lea Hagen, laureata presso la Pennsylvania State University e prima autrice dell’articolo. «Il fatto che i bracci a spirale e l’idrogeno gassoso siano così estesi, anche se confrontate alla maggior parte delle altre galassie, rende questo oggetto estremamente interessante per comprendere come possano evolvere le galassie più estreme».

«Una caratteristica particolarmente interessante della neo riclassificata galassia UGC 1382 è che si trova molto più vicino a noi rispetto a Malin 1, collocandosi a circa un quarto della distanza», spiega Seibert. «Grazie a questa estrema vicinanza siamo stati in grado di condurre indagini approfondite a diverse lunghezze d’onda, che ci permetteranno di mettere in luce come evolvono questi sistemi così estremi. Per ora sappiamo che questi oggetti devono trovarsi in ambienti a bassa densità, perché altre grandi galassie le disturberebbero, ma sappiamo anche che hanno bisogno di una riserva di galassie nane ricche di gas per poter assemblare il loro disco e renderlo così esteso. A differenza delle tipiche galassie a spirale, però, il disco esterno sembra essere più vecchio della regione interna. Questo è un indizio molto interessante per capire come si ottengano galassie giganti stravaganti come UGC 1382».

Per ora conosciamo circa una dozzina di galassie giganti a bassa luminosità superficiale, ma nessuna di loro ha dimensioni paragonabili a UGC 1382, esclusa Malin 1. La breve distanza a cui si trova UGC 1382 sarà un grande vantaggio per studiare in dettaglio le caratteristiche di questi colossi sfuggenti. L’aumento della sensibilità dei telescopi e degli strumenti di prossima generazione ci fa ben sperare circa la scoperta di altre galassie di questo tipo, fino ad ora erroneamente classificate.