Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 56

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Una conseguenza di questa variabilità è che vi sono galassie le cui dimensioni appaiono maggiori se osservate nella luce visibile piuttosto che nell’infrarosso e altre che, al contrario, rivelano un diametro maggiore nell’infrarosso che nella luce visibile. In altri casi è l’osservazione nell’ultravioletto o nei raggi X a far comparire bracci o code di gas e di stelle, totalmente invisibili a lunghezze d’onda maggiori. Un caso tipico è la galassia a spirale barrata NGC 1512. Bracci di giovani e brillanti stelle blu, nate probabilmente dalle perturbazioni generate dall’interazione con la galassia nana NGC 1510, sono visibili solo nel lontano ultravioletto ed estendono notevolmente le dimensioni apparenti della galassia osservate nella luce visibile. In altri casi ancora, è l’osservazione di una galassia nelle onde radio a rivelare strutture altrimenti non visibili, come enormi getti di gas che si estendono molto oltre i confini dell’alone stellare, alimentati

da un nucleo galattico attivo. Qual è, dunque, l’estensione misurabile di una galassia? Non c’è un’unica risposta.

Dipende da cosa decidiamo di osservare,cioè da quali frequenze delle spettro elettromagnetico includiamo o escludiamo dallaricerca e, cosa ancora più importante, dalla profondità dell’osservazione.

Più è debole, infatti, la luminosità che il telescopio adoperato riesce a cogliere nella gamma di frequenze a cui è sensibile, maggiore sarà, in generale, la grandezza della galassia misurabile in quella regione dello spettro.

Le dimensioni cambiano con la lunghezza d’onda della luce.