Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 48

Pertanto quest’“oggetto” è tra le galassie più grandi e più luminose mai osservate. Ha una luminosità di 1012 L Sun (dove L Sun è la luminosità del Sole in questa banda) e una forma ellittica con un rapporto tra gli assi di 2:1 e il semiasse maggiore di almeno 1,2 megaparsec. Approssimativamente, il 26% della luce totale emessa dall’ammasso proviene da questa galassia gigante.

Insomma, IC 1101 brilla con la forza di almeno mille miliardi di Soli ed emette oltre un quarto della luce totale di Abell 2029, un ammasso di cui fanno parte migliaia di altre galassie, centinaia delle quali sono galassie giganti. Se il centro di IC 1101 coincidesse con il centro della Via Lattea, il suo alone si estenderebbe fino a inglobare le due grandi galassie di Andromeda e del Triangolo, distanti rispettivamente 2,5 e 2,9 milioni di anni luce da noi. Il cielo notturno osservato dall’interno di IC 1101 formerebbe un ininterrotto tappeto di stelle diffuso più o meno uniformemente in tutte le direzioni.

Questa eccezionale galassia è notevole non solo per le dimensioni, ma anche per la gran quantità di materia oscura che, presumibilmente, contiene. Dai calcoli effettuati dagli astronomi, sia utilizzando la velocità di dispersione degli oggetti nell’ammasso sia misurando la distribuzione del gas nei raggi X, è risultato, infatti, che il rapporto tra massa e luminosità in Abell 2029 è di gran lunga sbilanciato a favore della massa.

Per capire come da ciò si arrivi a inferire la presenza di materia oscura, bisogna considerare le indicazioni che provengono dal rapporto tra massa e luminosità in una galassia o in un ammasso di galassie. Usando come unità di misura la massa e la luminosità del Sole, se una galassia fosse costituita interamente da stelle uguali alla nostra, il suo rapporto massa/luminosità sarebbe ovviamente pari a 1. Ma una galassia è costituita da molti tipi diversi di stelle. Stelle giganti e supergiganti hanno un rapporto massa/luminosità sbilanciato a favore della luminosità, ma, in una galassia ellittica molto antica, povera di polveri e di attività recente di formazione stellare come è IC 1101, a dominare sono altri tipi di oggetti: per lo

IC 1101: è davvero la galassia più grande?

Uno dei maggiori problemi che si incontrano in astronomia è senz’altro quello relativo alla determinazione delle dimensioni e al calcolo delle distanze. Esse sono infatti “astronomiche”: anche piccole incertezze o approssimazioni possono comportare variazioni importanti nel valore finale calcolato. Appaiono evidenti le differenze e le discordanze che emergono confrontando i risultati di studi specialistici con quelli delle analisi compiute nel corso di survey generiche che prendono in considerazione numerosi soggetti. Cambiano infatti le metodologie impiegate e i parametri di riferimento adottati.

Anche nel caso di IC 1101, sono numerosi i dati relativi alla distanza e alle dimensioni in disaccordo tra loro.

È quindi lecito chiedersi se questa galassia così particolare sia davvero la più grande di tutte.

Proprio come accade per altri oggetti celesti infatti, questa galassia, fin qui descritta come un vero e proprio gigante cosmico, un mostro dalle dimensioni impressionanti, secondo alcuni studi sarebbe in realtà molto meno imponente di quanto possa apparire. Si tratta però di avere a che fare con dati non omogenei tra loro e ricavati con metodi di analisi molto differenti tra loro.

Il diametro di cui è attualmente accreditata IC 1101 è in realtà un po’ inferiore a quello stimato nello studio pubblicato su Science nel 1990: circa 5,6 milioni di anni luce invece di 6. La “svalutazione” è dovuta alla rideterminazione della distanza di Abell 2029 dalla Terra, oggi considerata pari a “soli” 326 megaparsec, invece degli oltre 400 calcolati in precedenza. Altri studi e database di oggetti extragalattici forniscono valori ancora differenti. Ma quali sono i fattori di incertezza che concorrono a complicare la questione apparentemente banale della determinazione delle dimensioni di un oggetto celeste?

Vediamolo, sempre assieme a MIchele Diodati, nell'articolo “Qual è la galassia più grande di tutte?”, proposto nelle pagine seguenti.

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