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Coelum Astronomia

Il "Sistema di Classificazione Yerkes" delle galassie venne sviluppato alla fine degli anni Cinquanta del XX secolo dall'astronomo americano William Wilson Morgan (1906-1994), dell'Osservatorio di Yerkes. Tale sistema di classificazione, noto anche con il nome di "Classificazione Morgan", permette la classificazione delle galassie in termini di popolazione stellare.

Le lettere a, af, f, fg, g, gk e k rappresentano altrettante classi di concentrazione della luminosità verso il centro, la cui successione risulta ordinata secondo l’importanza crescente della luce della parte centrale e conseguentemente secondo tipi spettrali integrati sempre più avanzati, in accordo con la correlazione stabilita dallo stesso Morgan e Mayall

nel 1957. Per capire meglio, una galassia di classe a presenta una concentrazione di luce al centro bassissima o nulla mentre le galassie di classe k hanno una concentrazione di luce al centro molto alta.

Alle classi di concentrazione vengono poi opportunamente aggiunti delle lettere maiuscole indicanti la forma delle galassie e cioè: E per le ellittiche, S per le spirali ordinarie, B per le spirali barrate e I per le irregolari; inoltre D per sistemi con simmetria rotazionale ma senza strutture spiraliformi o dominate da luce amorfa; L per galassie con bassa luminosità superficiale e N per sistemi con piccoli nuclei brillanti sovrapposti a uno sfondo notevolmente più debole. Infine un indice di inclinazione da 1 (circolare) a 7

Le cose principali che sappiamo su IC 1101 le dobbiamo a uno studio risalente a un quarto di secolo fa, pubblicato il 26 ottobre 1990 sulla rivista Science. I tre autori  – Juan M. Uson, Stephen P. Boughn e Jeffrey R. Kuhn – riportarono i risultati dell’osservazione di Abell 2029, compiuta il 20 maggio 1987 con il telescopio da 90 cm del Kitt Peak National Observatory. Il CCD della fotocamera digitale montata sul fuoco del telescopio aveva una risoluzione che oggi fa sorridere, di gran lunga inferiore a quella utilizzata dal più economico dei telefoni cellulari: 512 x 348 pixel. Ma faceva bene il suo lavoro. I tre astronomi acquisirono quella notte sedici immagini parzialmente sovrapponibili di Abell 2029, congiunte a formare una sorta di croce, con nove frame disposti in direzione est-ovest e sette in direzione nord-sud. L’immagine totale, che copriva un’area di 34 × 21 arcominuti, era centrata sulla galassia dominante dell’ammasso, la supergigante ellittica IC 1101. Ogni pixel aveva una risoluzione pari a 0,86 secondi d’arco, corrispondente –  in base alla distanza allora stimata di Abell 2029  –  a un’area di circa 2,5 kiloparsec di lato, cioè poco meno di 8000 anni luce.

Analizzando attentamente la distribuzione luminosa all’interno dell’ammasso, Uson Boughn e Kuhn si resero conto che IC 1101 era un oggetto davvero fuori del comune. L’attenuazione della luce emessa, partendo dal centro e procedendo verso l’esterno, seguiva in modo pressoché perfetto il profilo di una galassia ellittica con un rapporto di 2:1 tra asse maggiore e asse minore. L’alone galattico continuava a essere distinguibile fino al limite massimo di distanza in cui era possibile separare la luce proveniente dall’ammasso dalla luce diffusa del cielo, e cioè fino a oltre un megaparsec dal centro di Abell 2029. In altre parole IC 1101 sembrava avere un diametro non inferiore a sei milioni di anni luce, circa 60 volte il diametro della Via Lattea. Vale la pena di riportare le parole dei tre autori:

Detto nel modo più semplice, la galassia centrale è indistinguibile dalla luce diffusa che si estende per oltre 1 megaparsec dal centro dell’ammasso. Pertanto quest’“oggetto” è tra le galassie più grandi e più luminose mai osservate. Ha una luminosità di 10¹² L Sun (dove L Sun è la luminosità del Sole in questa banda) e una forma ellittica con un rapporto tra gli assi di 2:1 e il semiasse maggiore di almeno 1,2 megaparsec. Approssimativamente, il 26% della luce totale emessa dall’ammasso proviene da questa galassia gigante.

Il Sistema di Classificazione Yerkes