Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 45

Conosciamo IC 1101

Nel sistema di classificazione Yerkes, la sigla cD è riservata alle galassie più grandi. La ‘c’ minuscola indica che la galassia è una supergigante. La lettera ‘D’ indica invece che è circondata da un grande alone di luce diffusa. Ciò vuol dire che le galassie cD hanno diametri immensi, fino a milioni di anni luce, molto maggiori del raggio effettivo, cioè di quella regione centrale più luminosa dalla quale emana il 50 per cento della luce totale che esse emettono.

Le cD sono di solito le galassie centrali di ammassi formati da centinaia o migliaia di galassie, sicché gli astronomi usano spesso questa sigla, ridefinendone il significato originario, come acronimo di central Dominant galaxy (galassia centrale dominante). Ma poiché sono anche le più luminose dell’ammasso di appartenenza, le cD sono indicate anche con la sigla BCG, che sta per Brightest Cluster Galaxy (galassia più luminosa dell’ammasso).

Veri e propri mostri del cielo, queste galassie si formano, secondo la teoria attualmente più accreditata, per via di fusioni successive con galassie minori. Grazie al materiale strappato a queste ultime, diventano nel corso del tempo sempre più massicce e finiscono per “cadere” inevitabilmente al centro dell’ammasso. Le frizioni gravitazionali con altre galassie, infatti, se da un lato consentono alle cD di “ingrassare” smisuratamente, dall’altro sottraggono loro momento ed energia cinetica, che vengono trasferiti ai corpi minori che sopravvivono alla fusione (è lo stesso meccanismo che permette di

usare la gravità di un pianeta come una sorta di fionda per scagliare una sonda verso una destinazione lontana). Insomma, le galassie cD si trasformano nel corso di miliardi di anni, per via di fusioni successive, in giganteschi depositi di stelle e gas. Di forma per lo più ellittica, affondate al centro del pozzo gravitazionale dell’ammasso di appartenenza, sono popolate tipicamente da stelle vecchie, hanno una bassa luminosità superficiale e il loro alone è così esteso da rendere difficile agli astronomi determinare dove finisca la galassia e dove cominci il materiale intergalattico dell’ammasso.

Il prototipo per eccellenza di questo tipo di galassia è IC 1101, la galassia centrale dominante dell’ammasso Abell 2029, situato al margine estremo della costellazione della Vergine, proprio al confine con il Serpente.

Il nome IC 1101 deriva dal posto che l’oggetto occupa nel catalogo pubblicato nel 1895 da John Louis Emil Dreyer (Index Catalogue of Nebulae and Star Clusters). Solo nel ventesimo secolo, però, divenne chiaro che si trattava di una lontana galassia e non di una nebulosa. Lo spostamento verso il rosso delle righe spettrali (z = 0,077947) indica che si trova in effetti a una distanza enorme dalla Terra, di poco superiore a un miliardo di anni luce.

Sotto. Un’immagine a largo campo della galassia IC 1101. Crediti: Digitized Sky Survey - STScI/NASA.

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