Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 42

42

Coelum Astronomia

La gamma dei prodotti Argotec - Crediti Argotec

Studiando le regioni polari, invece, Dawn ha individuato un gran numero di aree perennemente in ombra. Queste regioni non ricevono luce solare da almeno un miliardo di anni, tanto che alcune di esse potrebbero avere temperature sufficientemente basse – al di sotto di -151 gradi centigradi – da consentire la presenza stabile di depositi di acqua allo stato solido, prevenendone la sublimazione. Solo nel polo boreale, quello finora studiato più in dettaglio, queste aree si estendono per circa 1800 chilometri quadri – pari allo 0.13% dell’emisfero. Gli astronomi sospettano che, in media, circa 14 su 10 mila molecole d’acqua presenti su Cerere vengano intrappolate annualmente (un anno di Cerere ha durata di 1682 giorni terrestri) nelle regioni perennemente in oscurità. A seconda dell’evoluzione dell’inclinazione assiale di Cerere, a questa velocità un deposito di ghiaccio sufficientemente grande da poter essere rilevato da Dawn si formerebbe nell’arco di centomila anni.

Crateri Particolari

Come previsto, la superficie del pianeta nano risulta tempestata di crateri. Tuttavia, gli astronomi hanno notato che i crateri di Cerere tendono ad essere molto piccoli – nulla a che vedere con il vastissimo bacino da impatto nel polo sud di Vesta, ad esempio. Modellando vari percorsi evolutivi che Cerere potrebbe aver intrapreso in seguito alla sua formazione, gli astronomi hanno simulato la storia di bombardamenti e collisioni del pianeta nano. In media, le simulazioni prevedono che Cerere dovrebbe avere almeno 40 crateri con un diametro di oltre 100 chilometri, di cui 10-15 larghi oltre 400 chilometri. Le immagini di Dawn, al contrario, mostrano appena 16 crateri larghi più di 100 chilometri, di cui nessuno oltre i 280. Tre possibili depressioni, larghe fino a 800 chilometri, potrebbero essere i resti erosi di antichissimi impatti. Al momento, la teoria più plausibile è che la popolazione di grandi crateri sia stata completamente cancellata dagli impatti più recenti, a tal punto da non essere più riconoscibile. A questa importante erosione potrebbero aver contributo sia la composizione degli strati immediatamente al di sotto della superficie – una crosta ricca di acqua ghiacciata, ad esempio, avrebbe reso il suolo più “elastico” e quindi più efficiente nel cancellare i crateri più antichi – sia le attività criovulaniche che forse un tempo caratterizzavano il pianeta nano.

Sopra. Gli scienziati NASA sono rimasti sorpresi nello scoprire che Cerere non abbia chiari segni di bacini di impatto giganti. Crediti: NASA / JPL-Caltech / SwRI

La Struttura Interna

Monitorando la lenta spirale di Dawn attorno a Cerere, gli scienziati sono riusciti a far luce sulla struttura interna del pianeta nano. Le asimmetrie nella distribuzione della massa all’interno di Cerere provocano turbolenze gravitazionali che strattonano di qua e di là la sonda, manifestandosi sotto forma di spostamenti nella frequenza dei segnali inviati da Dawn – il cosiddetto effetto Doppler. Misurando la velocità della sonda fino a