Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 18

Selezionate sei società per lo sviluppo del Deep Space Habitat

di Alberto Zampieron - Astronautinews.it

Ecco i progetti per un habitat spaziale di lunga durata previsti dalle sei società private che collaborano con la NASA nell'ambito del progetto Next Space Technologies for Exploration Partnerships-2

La NASA ha allungato la lista delle società che si impegneranno nello sviluppo dei progetti del Deep Space Habitat, ovvero il modulo abitativo che permetterà agli astronauti di vivere nello spazio per missioni di lunga durata.

L’accordo fa parte del programma Next Space Technologies for Exploration Partnerships-2 (NextSTEP-2), lanciato con una richiesta di proposte lo scorso aprile e strutturato con un approccio pubblico-privato simile a quello che ha già dimostrato la propria validità con i contratti di supporto cargo e per il trasporto degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Jason Crusan, direttore del NASA’s Advanced Exploration Systems ha dichiarato: “La NASA sta pianificando un’ambiziosa espansione del volo umano nello spazio, compreso il viaggio verso Marte. Stiamo utilizzando le capacità e le conoscenze di entrambi i settori, pubblico e privato. Le nuove richieste, oltre al lanciatore SLS e alla capsula Orion, riguardano lo sviluppo di habitat progettati per lo spazio profondo e per le missioni di lunga durata, con sistemi propulsivi autonomi e che permettano agli astronauti di vivere e lavorare indipendentemente per mesi o anni senza la necessità di rifornimenti da Terra”.

Le società selezionate, comprese quelle già coinvolte nella fase precedente, sono Bigelow Aerospace, Boeing, Lockheed Martin, Orbital ATK, Sierra Nevada Corporation’s Space Systems e NanoRacks.

Analizzando più nel dettaglio le varie proposte, va sottolineato che i prototipi dovranno includere i sistemi di attracco (docking), i sistemi di supporto vitale, la gestione della logistica, i sistemi di mitigazione dei rischi da radiazione, la protezione dal fuoco e i sistemi per garantire la salute degli astronauti.

La slide presente a pagina successiva in basso (NASA) riepiloga gli obiettivi del progetto per il Deep Space Habitat.

Segue ora l'elenco delle aziende coinvolte nel progetto con una breve presentazione delle proposte avanzate dalle società.

Le successive immagini ci permettono di vedere ancora la pianura ghiacciata, che abbiamo appena sorvolato, così viva nella memoria eppure già così lontana: la velocità con cui New Horizons sorvola il pianeta nano è infatti di diverse decine di migliaia di chilometri l'ora!

Possiamo ora osservare Plutone in controluce, con la luce del Sole che lo illumina filtrando attraverso i complessi strati di foschia della sua atmosfera, rivelando nuovi segreti. Vediamo ancora la pianura Sputnik Planum e le Norgay Montes appena sorvolate ma al di là della loro bellezza, immagini di questo tipo hanno anche una grande valenza scientifica. La prospettiva di osservazione adottata, assolutamente non casuale ma frutto di una attenta pianificazione, permette infatti di rivelare nuovi dettagli sia della superficie sia dell'atmosfera. L'attenzione di scienziati e studiosi viene catturata da un intrigante filamento luminoso (vicino al centro) lungo numerosi chilometri. L’illuminazione radente del Sole permette di mettere in evidenza quelle che sembrano a tutti gli effetti delle nubi a bassa quota, le uniche finora osservate su Plutone. La scena riprodotta dall'immagine è di 230 chilometri di larghezza.

È la prima volta che in un comunicato NASA si parla esplicitamente di nubi, ma l’ipotesi aleggia in realtà già da tempo.

John Spencer del Southwest Research Institute di Boulder, Colorado, in alcune email scambiate con i colleghi, aveva parlato esplicitamente di nubi su Plutone già a partire da marzo, a dimostrazione che l'incertezza era ormai dissipata.

Spencer non si è mai sbilanciato sulla composizione di queste nubi, anche se è lecito pensare che si tratti di concentrazioni di altri elementi di cui è composta l’atmosfera. I modelli atmosferici suggeriscono che si possa trattare di nubi di metano.

Con molta probabilità altre immagini riporteranno le evidenze della presenza di nubi nell'atmosfera di Plutone: ricordiamo ancora una volta che il database della New Horizons non è giunto per intero sulla Terra e la trasmissione dei dati continuerà fino a fine anno.

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