Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 17

è stata elaborata una nuova teoria capace di dare conto della discrepanza fra materia oscura e fotoni oscuri. Il risultato? Ci sono prove sufficienti a indicare una quinta forza fondamentale, prima sconosciuta.

Non si tratterebbe di fotoni oscuri dunque, ma di una particella protofobica che provvisoriamente potremmo chiamare bosone X, dove la “X” sta per sconosciuto. «Mentre la forza elettromagnetica agisce su elettroni e protoni, questo bosone appena scoperto interagisce esclusivamente con elettroni e neutroni», spiega Timothy Tait, docente di astronomia e fisica fra gli autori dello studio.

«Fra i bosoni che conosciamo non c’è altro che presenti questa insolita caratteristica. Siamo di fronte a qualcosa di radicalmente diverso».

Servono ulteriori conferme empiriche. «La particella non è molto pesante e in laboratorio abbiamo tutta la tecnologia necessaria a studiarla, fin dagli anni Cinquanta e Sessanta», sottolinea Feng. «Ma il tipo di interazione di cui parliamo è estremamente debole, dunque difficile da scovare. Ora che sappiamo dove guardare, però, sono tanti i laboratori in tutto il mondo che possono ripetere l’esperimento e darci nuove conferme di quanto rilevato».

Se confermata, la scoperta di una nuova forza fondamentale che si aggiunge alle quattro già conosciute potrebbe fornire la chiave di accesso a nuovi campi di indagine scientifica: unita all’interazione nucleare forte e debole, una quinta forza potrebbe per esempio mettere in evidenza una forza maggiore e ancora più fondamentale per comprendere l’Universo. E magari gettare nuova luce sul mistero della materia oscura.

Sopra. Il detector dell'acceleratore di particelle LHC (Large Hadron Collider) al CERN di Ginevra. Crediti: Cern/LHC

Pagina precedente. La nuova forza, se confermata, potrebbe contribuire a tenere assieme anche le galassie, come questa a spirale, NGC 6814. Crediti: ESA / Hubble / NASA / Judy Schmidt

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