Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 143

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Nuovamente a Settentrione, il dorso del Capricorno

Proprio nel bel mezzo del segmento che unisce la coppia occidentale α e β Cap a quella orientale γ e δ Cap è presente Dorsum (θ Cap), stella che splende di quarta grandezza e il cui nome, di origine latina, segna appunto la schiena dell’animale. Lontana 158 anni luce, è una stella bianca di sequenza principale di tipo A1 (9620 K) dalla massa 2,5 e raggio 2,6 volte il Sole, che irradia 52 volte più di esso. Come molte altre stelle dello stesso tipo, anche θ Cap ruota velocemente attorno al proprio asse, 114 chilometri al secondo, valore che messo in relazione col suo raggio fornisce un periodo di rotazione prossimo a un solo giorno! Il suo spettro mostra la presenza di una compagna invisibile, dall’orbita lunga 2,3 anni. Ancora più a oriente, la bianca ι Cap, di magnitudine +4,3, una gigante

gialla lontana 216 anni luce: esibisce variazioni luminose di piccolissima ampiezza, pari a 0,06 magnitudini, motivo per il quale è classificata come variabile del tipo BY Draconis, classe le cui variazioni di luce sono attribuibili alla presenza sulla superficie di macchie fotosferiche o comunque di strutture attive nella cromosfera che appaiono periodicamente a seguito della rotazione della stella.

Citiamo, per concludere questa zona di cielo, un’anonima stella situata 2° a sud di ι Cap, η Cap: pur splendendo di magnitudine +4,8, essa possiede comunque il nome proprio Armus, latino per “spalla” in riferimento alla sua posizione. Si tratta di un sistema stellare binario lontano 167 anni luce nel quale la componente primaria è una stella bianca di sequenza principale.

A Oriente, la coda

Eccoci quindi giunti alle due stelle che segnano la coda del Capricorno, in antichità considerate di benevoli influssi. La più orientale è Nasirah (γ Cap), il cui nome deriva dall’arabo Al-Sa’d al-Nashirah (“la portatrice di buone notizie” o “la fortunata”); splende di magnitudine +3,7 e si pone al quarto posto per luminosità tra le stelle più luminose della costellazione. Considerata la distanza della stella di 139 anni luce, il tipo spettrale A7 (7950 K) fornisce la luminosità

assoluta, che ammonta a 47 volte quella solare; la stessa combinazione tra temperatura e luminosità rivela una massa di 2,5 volte quella del Sole, il che porta a ritenere Nashira una stella gigante nascente, che probabilmente ha da poco smesso la fusione dell’idrogeno o è comunque molto vicina a farlo. La sua luminosità apparente varia di un ampiezza davvero piccola, pari a 0,03 magnitudini, tanto da essere classificata come variabile del tipo α2 Cvn.

Deneb Algedi

Siamo quindi giunti all’ultima stella del Capricorno, che oltre a esserne la più orientale ne è anche la lucida: Deneb Algedi (δ Cap), il cui nome proprio deriva dall’arabo Al-Dhanab al-Jady (“la coda della capra”). Splende mediamente di magnitudine +2,8, collocandosi al 146° posto tra le stelle più luminose dell’intera volta celeste; resta un mistero il motivo per il quale il Bayer le

attribuì la quarta lettera dell’alfabeto greco, non rispettando quindi la classica ordinazione per luminosità apparente da lui attuata. L’arrivo di questa stella nel cielo serale durante la prima metà di settembre segna la fine dell’estate.

La parallasse trigonometrica di Deneb Algedi è pari a 0,087" d’arco, valore che corriponde a una distanza di 38,7 anni luce e da cui viene anche