Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 141

M30

Siamo ora nelle vicinanze del più bello e interessante oggetto deep-sky situato entro i confini del Capricorno, reperibile già con un binocolo 10x50 puntando, circa 3° a sudest della stella di quinta grandezza 41 Cap.

La notte del 30 agosto 1764 Charles Messier, scandagliando con il suo telescopio a specchi da 50 mm l’area nei pressi di questa stella, scoprì a solo 1° da essa un oggetto nebuloso cui assegnò il numero 30 nel suo catalogo: M30 per l’appunto. Osservandola con il suo piccolo strumento l’astronomo francese la definì come “Nebulosa scoperta vicino a 41 Capricorni. Vista con difficoltà nel telescopio da 3 piedi e mezzo… rotonda, non contiene stelle... ”. Solo 19 anni più tardi, William Herschel, utilizzando un telescopio a specchi di diametro ben maggiore, non solo riuscì a risolvere la nebulosa in stelle ma notò anche le numerose configurazioni da queste assunte, concatenazoni stellari già osservabili all’ispezione visuale. Il diametro dell’ammasso, che normalmente viene stimato in 4', nelle riprese CCD risulta più che raddoppiare e per riuscire a risolvere visualmente le stelle più esterne è

sufficiente un’apertura da almeno 100 mm. Con strumenti da almeno 300 mm, M30 appare elongato da est a ovest, raggiungendo un diamentro di 4' e ben risolto nella sua periferia, con il nucleo scintillante a causa dell’elevata densità e una concatenazione di almeno 4-5 stelle uscente dal centro perfettamente visibile. Bellissima la descrizione, quasi poetica, che il grande Flammarion dedicò ad M30: “Questo lontano universo sembra isolato nel bel mezzo di un immenso deserto tenebroso, esempio non raro, ma qui tanto più naturale inquantoché questa regione è singolarmente povera di astri quanto ricca di lacune”. La sua luminosità integrata è pari a +7,7 magnitudini mentre la distanza, derivata dal diagramma colore-magnitudine, ammonta a 27 mila anni luce, valore da cui consegue che il reale diametro dell’ammasso si estende per 93 anni luce. Gli studi spettrali rivelano che M30 è uno degli ammasi globulari più poveri di elementi pesanti, il che potrebbe indicare che che si tratta di uno dei più vecchi oggetti di questo tipo, con un’età stimata in circa 12,9 miliardi di anni, paragonabile a quella della Via Lattea stessa. M30

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inferiore ai 50 milioni di anni.

Con la visita a ω Cap siamo ora giunti nella parte più meridionale della costellazione, quasi sulla linea di confine con quella del Mircoscopio; la linea che da qui, curvando di 90° in direzione nordest, porta verso le stelle che segnano la coda del mitologico animale, intercetta 24 Cap, altra gigante rossa di tipo M0, davvero non dissimile per massa e luminosità dall’ultima appena descritta. Essa è sede di un sistema stellare formato da due componenti nel quale la secondaria, una stellina azzurra di magnitudine +11,7 è osservabile anche con telescopi di modesto diametro che permettono di mettere in risalto il netto e piacevole contrasto cromatico tra le due.

Continuando lungo la stessa direzione, eccoci giunti in un campo popolato da alcune stelle sparse di quarta-quinta grandezza, la più luminosa delle quali è ζ Cap, di magnitudine +3,8, quinto astro in ordine di luminosità e ultimo entro la quarta grandezza della costellazione. La stella, lontana 378 anni luce, è un sistema ternario. La componente principale è una gigante gialla, nota per essere prototipo delle cosiddette stelle al Bario, classe caratteristica per le sovrabbondanze di bario (Ba I e Ba II) nonchè di composti del carbonio come CH, CN e C2. ζ Cap possiede una compagna spettroscopica, una nana bianca lontana da essa circa 6 UA e dal periodo orbitale pari a 6,5 anni nonchè una terza componente, bianca, di magnitudine +12,5 a 21,3" d’arco.