Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 140

Il Ventre del Capricorno

Una decina di gradi ancora più a sudest del terzetto stellare appena descritto troviamo la coppia di stelle che delinea il ventre del Capricorno. La più settentrionale è ψ Cap, stella nana di sequenza principale e tipo F che splende di magnitudine +4,1 dalla distanza di 48 anni luce. Come già accennato, questa costellazione è stranamente avara di oggetti del profondo cielo degni di nota; una delle rare eccezioni è la galassia NGC 6907, situata circa 5° a ovest di ψ Cap, una bellissima spirale barrata lontana 137 milioni di anni luce, vista frontalmente e con i bracci ampiamente aperti. Osservata con un telescopio da almeno 250 mm di diametro si presenta come una macchia tondeggiante con un nucleo decisamente più luminoso. Con strumenti maggiori, invece, inizia a farsi evidente la forma asimmetrica di questa galassia, denotando la presenza di due bracci a spirale molto spessi e luminosi nel tratto vicino al nucleo e che conferiscono alla galassia un tipico aspetto a lettera S. Nel settembre 1864 l’astronomo A. Marth scoprì proprio nel mezzo del più luminoso e grande dei due bracci un oggetto allungato che,

classificato come NGC 6908, venne a lungo ritenuto essere un’area di maggior densità e luminosità della galassia stessa. Studi su di esso condotti nel vicino infrarosso hanno invece dimostrato la sua reale natura di galassia lenticolare di tipo S0 interagente cui è attribuibile l’asimmetria della più grande e contigua NGC 6907. Questa coppia di galassie è uno dei tanti esempi di oggetti scoperti oltre 100 anni fa ma la cui vera natura è stata rivelata solo di recente grazie a moderne tecniche di ripresa nelle lunghezze d’onda dell’infrarosso.

Pur essendo solo un centesimo di magnitudine più luminosa (+4,12) della precedente ψ Cap, la seguente Baten Algedi (ω Cap) è, al contrario di essa, una gigante di tipo M0 (3900 K alla superficie), dalla massa quasi 7 volte quella solare. Il nome, anche in questo caso, è di chiara origine araba e significa proprio “il ventre della capra”, chiaro riferimento alla posizione occupata nella figura celeste. Lontana ben 630 anni luce, questa stella è giunta allo stadio finale della sua evoluzione, nonostante la sua età sia stimata

Coelum Astronomia

140

L’Occhio del Capricorno

Spostandosi da β Cap in direzione sudest di una distanza circa pari a quella che la separa da α, l’occhio allenato intercetta un piccolo triangolo, con il vertice rivolto a sud, formato da stelle di quinta grandezza. La più luminosa di queste è ρ Cap, una stella bianca di magnitudine +4,8 lontana 99 anni luce; stranamente, la letteratura le attribuisce il nome proprio Bos (“bue”) la cui relazione con il Capricorno è però oscura. ρ Cap è sede di un sistema addirittura quintuplo. La più meridionale del terzetto è ο Cap, altra bella doppia con componenti di magnitudine +6,1 e +6,6 separate da 22" d’arco, mentre la più occidentale di queste è π Cap, di quinta grandezza. Nonostante la luminosità apparente sia tutt’altro che rilevante, essa porta il nome di

Oculus, di chiara origine latina: probabilmente tale denominazione è riferita a tutto il terzetto di stelle, che ben delinea la posizione dell’occhio del Capricorno. Anche π Cap è una bella doppia, che strumenti anche modesti risolvono facilmente in due componenti di magnitudine +5,3 e +8,9 separate da 3,2" d’arco. Subito a sud di questa è presente NGC 6912, una piccola (1,4' x 1,1') ma davvero bella galassia a spirale barrata vista di fronte, dai bracci ampiamente aperti (SBC). Lontana 320 milioni di anni luce, venne scoperta nel 1881 l’anno dall’astronomo americano E. Holden; la sua luminosità integrata, pari a +13,2 magnitudini, la rende però esclusivamente rilevabile tramite riprese CCD.