Coelum Astronomia 203 - 2016 - Page 13

La seconda e la terza immagine sono opera della fotocamera a ultravioletti UVI.

La prima delle due (qui a destra, in alto) è stata scattata a una lunghezza d’onda di 283 nanometri il 25 aprile 2016, da una quota di 108 mila chilometri. Le osservazioni in questa regione dello spettro elettromagnetico permettono agli astronomi di mappare la distribuzione dell’anidride solforosa, uno dei precursori dell’acido solforico che popola le nubi venusiane.

La seconda (a destra, al centro) è centrata a una lunghezza d’onda di 365 nm ed è stata scattata il 7 maggio. Questa lunghezza d’onda non corrisponde a particolari righe spettrali d’assorbimento di sostanze chimiche, tuttavia, il suo elevato contrasto naturale consente uno studio più approfondito della struttura e delle dinamiche atmosferiche. Al momento dello scatto, Akatsuki si trovava a 80 mila chilometri dalla superficie venusiana.

Quest’altro scatto (a destra, in basso) è invece opera della fotocamera IR2 e ritrae la metà di Venere immersa nella notte, immortalata a 2,26 micrometri di lunghezza d’onda. L’immagine, scattata a 76 mila chilometri di quota, mostra le radiazioni termiche provenienti dagli strati atmosferici in prossimità della superficie.

Quest'ultimo scatto (sotto) è opera della fotocamera LIR, che ha immortalato Venere il 15 aprile a 10 micrometri di lunghezza d’onda, ovvero a cavallo tra il medio e il lontano infrarosso. L’immagine rivela la temperatura della sommità delle nubi: si nota come

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al di sopra

del polo meridionale le temperature risultino molto più elevate che altrove.

Crediti: tutte le immagini di queste pagine sono rilasciate da JAXA.