Coelum Astronomia 199 - 2016 - Page 37

Il primo transito osservato

Per ovvi motivi di configurazione orbitale, gli unici due pianeti che dalla Terra possiamo vedere proiettati sul disco del Sole sono Mercurio e Venere. La qual cosa, specialmente per il secondo, avviene però assai raramente. Cosicché, considerando anche la piccolezza angolare dei due oggetti, si capisce come mai per poter osservare “dal vero” uno di questi straordinari eventi astronomici si sia dovuta attendere l’invenzione del telescopio; anche se in realtà, come qualcuno dei lettori avrà avuto modo di sperimentare nel passaggio del 2004, il dischetto di Venere in transito, con un diametro angolare superiore al primo d’arco, è facilmente percepibile anche ad occhio nudo (ovviamente schermando la vista con gli opportuni filtri solari).

Fu comunque Keplero a formulare la prima previsione scientifica di un transito planetario sul disco del Sole, e lo fece nel suo famoso Admonitio ad astronomos (Avviso agli astronomi), pubblicato a Lipsia nel 1629, dove l’astronomo boemo annunciava che (secondo calcoli che lui stesso a prendere con la dovuta cautela), il 7 novembre del 1631 si sarebbe visto Mercurio attraversare il Sole, imitato da Venere il 6 dicembre dello stesso anno.

Tra i pochi studiosi che accolsero l’invito di Keplero, l’unico che affrontò l’impresa con la giusta determinazione fu l’abate Pierre Gassendi (1592-1655), astronomo francese filo copernicano e amico di Galileo. O almeno, fu l’unico – tra quei cinque o sei che ci provarono – a imbattersi in una giornata non completamente nuvolosa e a pubblicare poi i risultati delle osservazioni. Purtroppo, nemmeno lo stesso Keplero, morto il 15 novembre del 1630, poté avere la soddisfazione di confermare o meno quanto aveva previsto, né Galileo s’interessò alla cosa, impegnato com’era a trattare con il Vaticano per la pubblicazione del suo Dialogo.

La lettura dell’Admonitio aveva comunque così tanto affascinato Gassendi da spingerlo a

A sinistra. Malgrado la verosimiglianza della situazione, questo dipinto non ritrae Gassendi e la sua prima osservazione di un transito di Mercurio (di cui non esistono rappresentazioni artistiche) ma quello – da parte del giovane astronomo inglese Jeremiah Horrocks – del primo transito di Venere nel 1639. La strumentazione (un cannocchiale montato su una piattaforma equatoriale) e il metodo usato (quello della proiezione dell’immagine del Sole su uno schermo all’interno di una stanza tenuta al buio) sono del resto identici a quelli usati da Gassendi.

"Sono stato più fortunato degli osservatori che videro dopo di me Mercurio, il dio astuto, passare sul Sole. L'ho trovato e visto dove nessun altro lo aveva mai scorto prima."

Pierre Gassendi,

scienziato francese (1592 - 1655).

www.coelum.com

37

Il Transito di Mercurio sul Sole