Coelum Astronomia 198 - 2016 - Page 69

extrasolari; tuttavia sarà difficile che nei prossimi 20 o 30 anni si vada oltre i “claim”, a causa della difficoltà di dimostrare con ragionevole certezza che le biosignatures osservate siano effettivamente di origine biologica. Per quanto riguarda il Sistema Solare, la possibilità di effettuare delle missioni in situ abbatte le incertezze legate alle signatures, ma realizzare una missione è più difficile che puntare un telescopio. L’unica speranza che abbiamo nel breve termine è Marte, ma i mondi più promettenti sono Encelado, Europa, Ganimede e Titano, per esplorare i quali però non avremo a disposizione una tecnologia sufficiente entro 2 o 3 decenni.

«Penso che tra 20 anni saremo in grado di dire: ci sono tot pianeti simili alla Terra e tot pianeti che hanno un'atmosfera simile alla nostra, e che quindi probabilmente ospitano la vita. Studi che pervengano a risultati di questo tipo entro un paio di decenni sono senz'altro alla nostra portata: i metodi ci sono già e la tecnologia è a

In questo contesto, la risposta più verosimile alla domanda potrebbe risiedere in un interessante aspetto emerso dai contributi di Giuseppe Galletta e Henderson Cleaves: è probabile che fra qualche decennio saremo in grado non tanto di dire che in un certo pianeta c’è vita, ma quanto la vita è frequente almeno in questa porzione di galassia. Se dovesse risultare che la vita è un fenomeno decisamente raro, non avrebbe più importanza il nostro livello tecnologico: anche disponendo di strumenti straordinariamente potenti, la metafora dell’ago in un pagliaio suonerebbe come poco più che un gentile eufemismo.

Non solo: la vastità del cosmo, unita al grande numero di pianeti su cui cercare la vita, rappresenta un problema anche nel caso in cui la vita si rivelasse molto frequente. Come hanno fatto notare Giovanni Vladilo ed Enzo Gallori, infatti, dobbiamo ancora sviluppare pienamente un concetto realistico di abitabilità di un pianeta. Alcuni tra gli esopianeti scoperti con Kepler si trovano nella fascia di abitabilità della loro stella, ma sono risultati non abitabili a causa per esempio di un fortissimo effetto serra. Altri corpi “nostrani” come Europa ed Encelado, pur essendo tecnicamente fuori dalla fascia di abitabilità del Sole, sono forti candidati come mondi abitabili. Se non affiniamo i criteri di abitabilità non sapremo bene dove cercare la vita; e se non sappiamo dove cercare, faremo una gran fatica a trovarla anche con una tecnologia sopraffina.

«Prevedo che entro i prossimi 50 anni, o giù di lì, avremo una statistica più o meno accurata su quanto sia comune la vita nella nostra galassia.

Naturalmente, se la vita è molto poco comune, allora non saremo in alcun modo di trovarla presto (ovvero nei prossimi decenni) nonostante la potenza e la modernità dei nostri strumenti. Sarà banale dirlo, ma questo è il vero punto cruciale della questione.»

Henderson Cleaves

portata di mano o lo sarà a breve. Questo però non rappresenta e non può rappresentare in alcun modo una garanzia che il risultato sia: "Abbiamo trovato la vita".»

Giuseppe Galletta

«Più che un annuncio, mi sembra che quella di Ellen Stofan sia stata una specie di "battuta televisiva". Dobbiamo tenere conto che negli USA la ricerca di fondi si basa molto anche sulla pubblicità, perché influenza l'opinione pubblica e quindi le scelte politico-economiche.

Ci sono ancora molte domande sui prossimi sviluppi scientifici, e sugli obiettivi da osservare. Personalmente, comunque, non avrei dato quell'annuncio con una tale sicurezza.»

Eugenio Simoncini

69