Coelum Astronomia 198 - 2016 - Page 68

passiva, puntando gigantesche radioantenne al cielo e aspettando che qualcuno si faccia vivo, ma in modo attivo, “sbirciando” i pianeti lontani con potentissimi telescopi o mandando missioni in situ nel nostro Sistema Solare.

Non c’è dubbio che la tecnologia stia facendo passi da gigante e continuerà a farne:

James Webb (https://it.wikipedia.org/wiki/Telescopio_spaziale_James_Webb), E-ELT (https://www.eso.org/public/italy/teles-instr/e-elt/), Giant Magellan Telescope (https://it.wikipedia.org/wiki/Giant_Magellan_Telescope) e Thirty-Meter Telescope (https://it.wikipedia.org/wiki/Thirty_Meter_Telescope), ma anche ExoMars (http://www.asi.it/it/attivita/esplorazione-del-sistema-solare/exomars) e PLATO (http://www.oact.inaf.it/plato/Plato-Italia/Home.html), sono solo alcuni esempi ma bastano a dare un’idea chiara di cosa si potrà fare nel prossimo futuro.

Ci siamo però chiesti: l’ottimismo NASA è giustificato o prematuro? Abbiamo la tecnologia per portare a casa i primi risultati significativi nei prossimi dieci anni e averne una conferma entro i prossimi venti?

Stando alle opinioni degli esperti che abbiamo contattato, la risposta non sembra essere semplice. Ovviamente non c’è un accordo generale, e nemmeno ce lo aspettavamo, ma se potessimo fare una “media” dei contributi che abbiamo raccolto otterremmo qualcosa su questa falsariga:

È probabile che i primi annunci di abitabilità di altri mondi arrivino presto, entro un decennio da oggi, e riguardino pianeti extrasolari; tuttavia sarà difficile che nei prossimi 20 o 30 anni si vada oltre i “claim”,

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