Coelum Astronomia 198 - 2016 - Page 67

Il modo stesso in cui viene condotta la ricerca di vita aliena sta cambiando, evolvendosi rapidamente sotto ai nostri occhi. Le opinioni dei circa 20 esperti con cui abbiamo avuto modo di chiacchierare ci sono state senz'altro di grande utilità per chiarire la situazione. Per avere un quadro il più possibile completo abbiamo selezionato scienziati di formazioni diverse e provenienti da diversi background attinenti al tema: astronomi, fisici, chimici, biologi e geologi.

Tutto cominciò la scorsa primavera, quando Ellen Stofan, l’attuale chief scientist della NASA, dichiarò che i progressi tecnologici ci stanno mettendo nella posizione di credere che le prove della vita aliena potrebbero arrivare anche molto presto, tra un paio di decenni.

«Finalmente abbiamo la tecnologia adatta e la stiamo ulteriormente potenziando; i nuovi telescopi, sia terrestri che spaziali, ci consentiranno di identificare la vita sui pianeti del Sistema Solare e soprattutto su quelli di altre stelle», ha spiegato Stofan.

Questa non è una semplice opinione personale, ma riflette da qualche tempo la posizione delle alte dirigenze NASA.

Ricordiamo infatti che anche l’anno scorso l’agenzia spaziale americana si pronunciò in modo simile: la planetologa Sara Seagan aveva mostrato altrettanto ottimismo nella possibilità di trovare segni di vita extraterrestre attraverso il rilevamento delle cosiddette “biosignatures” osservabili nelle atmosfere degli esopianeti.

L’entusiasmo dell’ente spaziale americano è dovuto soprattutto a questo cambio di paradigma nel modo di cercare la vita: non più in maniera

Allora? Riusciremo o no a trovare prove dell’esistenza di vita extraterrestre entro i prossimi 20 anni? È arrivato il momento di tirare le fila di questa inchiesta e provare ad arrivare a qualche conclusione, seppur inevitabilmente provvisoria.

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