Coelum Astronomia 198 - 2016 - Page 63

Nella foto a sinistra, l'autore di questo speciale, Daniele Gasparri che vi aspetta sul suo blog Astronomia per tutti:

http://danielegasparri.blogspot.it

Di questo autore vi consigliamo la lettura del suo ultimo libro

"Best of 2015, un anno di Universo"

Il 2015 è stato un anno ricco di scoperte e conquiste

astronomiche e per celebrarlo al meglio ho deciso di

raccogliere alcuni tra i miei post scritti sul mio blog,

arricchendo il tutto con altri capitoli inediti e facendo

così una panoramica sugli eventi astronomici più

Una rappresentazione artistica della sonda LISA Pathfinder nel momento in cui viene sganciato il modulo propulsore. Crediti: ESA/C. Carreau

Orbita

Subito dopo il lancio il LISA Pathfinder è stato posto in una bassa orbita di parcheggio. Sfruttando il modulo di propulsione, la sonda si è gradualmente spostata nell’orbita finale operativa, di tipo Lissajous, raggiungendo il punto L1 (il primo punto di Lagrange Terra-Sole), distante 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, il 22 gennaio 2016 alle ore 12:30. Una volta terminata la sua utilità, il modulo propulsore è stato sganciato in modo da non costituire fonti di disturbo per la sonda.

Contributo Italiano

La leadership scientifica della missione è italiana con il ruolo di principal investigator affidato al professor Stefano Vitale – ordinario di Fisica sperimentale all'Università di Trento e membro del Trento Institute for Fundamental Physics and Applications (TIFPA) dell’IINFN – e tedesca con il ruolo di co-principal investigator a Karsten Danzmann – direttore del Max Planck Institute for Gravitational Physics (Albert Einstein Institute).

Tra i componenti chiave della missione, i sensori inerziali di alta precisione sono stati prodotti in Italia dalla Compagnia Generale dello Spazio (CGS spa) con il finanziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana e su progetto degli scienziati dell’Università di Trento, supportati dall’INFN. Un ruolo fondamentale nella progettazione dei sensori è stato svolto proprio dall’Ateneo trentino nell’ambito del Gruppo di Gravitazione Sperimentale del Dipartimento di Fisica, coordinato dallo stesso professor Stefano Vitale.

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