Coelum Astronomia 198 - 2016 - Page 36

È quindi un momento epocale! È come se fino a questo momento avessimo guardato il mondo sempre dalla stessa, limitata finestra e ora avessimo a disposizione una visione del tutto nuova da un punto di vista completamente diverso rispetto a prima: ora riusciamo a vedere ciò che fino a ieri era invisibile.

Sebbene l’utilità pratica della scoperta delle onde gravitazionali potrebbe non essere immediatamente alla nostra portata, torniamo indietro alla metà dell’Ottocento, in un laboratorio inglese in cui un certo Maxwell (nell'immagine a lato) faceva esperimenti sugli strani fenomeni elettrici e magnetici, ignorando del tutto cosa avrebbe significato per l’umanità la comprensione che stava regalando al mondo. Sono sicuro che in una circostanza del genere il nostro viso si tingerebbe del sorriso più profondo della storia; una smorfia che nasconderebbe 150 anni di una rivoluzione sociale e tecnologica che quell’ingenuo fisico non avrebbe mai potuto immaginare.

Siamo di fronte a una rivoluzione nell’astrofisica della stessa portata di quella dell’invenzione del telescopio, ma siamo anche testimoni in prima linea dell’impetuoso progresso scientifico e tecnologico che il genere umano ha compiuto nell’ultimo secolo; qualcosa che nella nostra storia non si era mai visto. Stiamo riuscendo nell’impresa più difficile di tutte: comprendere il funzionamento dell’Universo. E se non è meraviglioso questo, non so cos’altro possa esserlo.

Come cambia con questa scoperta il nostro sguardo sull'universo?

Questo risultato rappresenta una pietra miliare nella storia della fisica, ma ancor di più è l'inizio di un nuovo capitolo per l'astrofisica. Osservare il cosmo attraverso le onde gravitazionali cambia, infatti, radicalmente le nostre possibilità di studiarlo. Le onde gravitazionali sono un messaggero completamente nuovo, che ci fa studiare fenomeni invisibili alle radiazioni elettromagnetiche. Fenomeni che finora è stato impossibile analizzare. Le potenzialità di questa scoperta sono enormi. Si potrà, ad esempio, studiare il comportamento della materia in condizioni estreme di temperatura, pressione e compattezza degli oggetti, irripetibili in laboratorio.

Non è ancora noto, per esempio, che cosa ci sia all'interno di una stella di neutroni, caratterizzato da densità elevatissime in cui più masse solari sono concentrate in appena 10 km di diametro.

Ci sono molti modelli che ipotizzano la presenza di quark liberi. La sonda delle onde gravitazionali potrà dare, in proposito, informazioni fondamentali sullo stato della materia in questi oggetti cosmici. Fino a ora, infatti, è come se avessimo guardato il cosmo tramite delle radiografie, mentre adesso possiamo fare l'ecografia del nostro universo.

Intervista a Fulvio Ricci spokesperson della Collaborazione internazionale VIRGO a cura dell'INFN

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