Coelum Astronomia 198 - 2016 - Page 15

Quando Antares fu a 6.000 metri dalla superficie non si attivò come previsto il radar altimetro necessario per atterrare in sicurezza. Se il radar fosse stato ancora inattivo sotto i 3.000 metri di quota il computer avrebbe ordinato la risalita immediata. Con meno di due minuti a disposizione, i controllori a Terra comunicarono agli astronauti di resettare il radar sperando in un suo ripristino. La manovra ebbe l’effetto sperato e con enorme sollievo il radar si mise a funzionare, permettendo ad Antares di continuare la discesa che terminò alle 9:18 GMT del 5 febbraio 1972, quando le sue quattro zampe toccarono il suolo lunare sull’altopiano di Fra Mauro.

Cinque ore e 24 minuti dopo essere atterrati, Shepard e Mitchell iniziarono la prima delle due attività extra-veicolari (EVA) previste. La seconda venne effettuata alle 8:11 GMT del giorno successivo, al termine della quale i due astronauti stabilirono il nuovo record di EVA lunari con una durata complessiva di oltre nove ore. Nel corso delle due uscite, Shepard e Mitchell installarono diversi strumenti scientifici e raccolsero ben 43 kg di rocce (un altro record fino a quel momento) anche grazie all’utilizzo di un carrello trasportatore (chiamato MET – Modular Equipment Transporter) che venne impiegato per la prima, nonché unica, volta proprio durante Apollo 14.

Uno degli obiettivi della seconda EVA prevedeva il raggiungimento del bordo di un cratere (chiamato Cone Crater) di 300 metri di diametro, ma i due astronauti non riuscirono a trovarlo a causa di alcune pendenze del terreno che li trassero in inganno e nascosero il bordo alla loro vista. Dopo vari tentativi e con la riserva di ossigeno che andava esaurendosi, alla fine si decise di abbandonare le ricerche e tornare indietro. Osservando per mezzo della sonda LRO (Lunar Recoinassance Orbiter) le tracce lasciate dai due astronauti si è oggi appurato che arrivarono a soli 30 metri dal bordo!

Prima di risalire per l’ultima volta a bordo del modulo lunare, ci fu un fuori programma che sorprese tutto il mondo. Shepard aveva portato con sé due palline e una testa ferro 6 che agganciò al

manico di un attrezzo costruendosi così un’improvvisata mazza da golf. Con questa, a suo dire, riuscì a spedire “miglia e miglia” lontano una pallina. La pallina non viaggiò in realtà “per chilometri” ma per tre o quattrocento metri al massimo… Ma tanto bastò per fare di Shepard il primo golfista sulla Luna. Anche Mitchell volle tuttavia lasciare un ricordo “ludico” e da parte sua lanciò a mo’ di giavellotto un’asta utilizzata per un esperimento e non più necessaria.

Alle 18:48 GMT del 6 febbraio si concluse l’esperienza lunare di Shepard e Mitchell, con Antares che decollò per ricongiungersi con Kitty Hawk. Mai prima di allora due uomini erano rimasti per così tanto tempo (33,5 ore) sulla Luna e i loro 3,3 km percorsi a piedi rimangono tutt’ora imbattuti (anche perché nelle successive missioni gli astronauti poterono spostarsi utilizzando un rover). La missione si concluse alle 21:05 GMT del 9 febbraio 1972 con l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico meridionale e il successivo recupero da parte della portaelicotteri USS New Orleans. L’equipaggio di Apollo 14 viene ricordato anche per essere stato l’ultimo a doversi sottoporre alla quarantena successiva al rientro a Terra. Questo protocollo di sicurezza fu infatti ritenuto non più necessario e abolito per le successive missioni.

Prima della missione che lo portò sulla Luna,

Il ricordo di Luigi Pizzimenti

Mentre ero in viaggio, arriva un sms… Edgar Mitchell è morto!

Penso: scherzo di cattivo gusto! Poi ricevo 20 email e altri messaggi, tutti dicono “ma lo sai che…”

Scusate, ma scrivo di getto a caldo. È come se avessi perso un parente…

È con grande tristezza e incredulità che ricevo la notizia della scomparsa di Edgar Mitchell. Mi unisco alla sua famiglia nel dolore di una così grande perdita. I miei pensieri vanno a loro. Solo mercoledì avevo parlato con la sua assistente storica Kathy e nulla presagiva questo tragico evento.

Permettetemi un ricordo personale: conoscevo il dr. Mitchell, (per me semplicemente Ed), da molti anni. Quando decisi di scrivere un libro sul Programma Apollo, lui fu il primo a rilasciarmi un'intervista. Sempre disponibile, anche negli ultimi tempi quando faceva fatica a viaggiare, non ha mai mancato gli appuntamenti.

Sempre schietto e diretto, mai giri di parole, era un uomo concreto che conosceva gli esseri umani come pochi. Introspettivo, profondo, irraggiungibile per molti di noi. Rimane il ricordo di un grande uomo, con i piedi per terra, intelligente, coraggioso e sensibile.

Adesso, ne sono certo, troverà finalmente tutte le risposte sulla natura della coscienza umana, risposte che ha tanto cercato quando era in vita.

Continuerà a ispirarci e non sarà dimenticato.

Godspeed Ed!

«Sviluppi una consapevolezza globale istantanea, un orientamento verso le persone, un’intensa insoddisfazione per lo stato del mondo, e ti senti in dovere di fare qualcosa in proposito. Da là fuori, sulla Luna, la politica internazionale sembra così meschina. Ti viene voglia di prendere per la collottola un politico, trascinarlo lontano quattrocentomila chilometri e dirgli “guardati intorno, [censura]!”»

Edgar Mitchell

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