Coelum Astronomia 198 - 2016 - Page 138

Pallone Montgolfier con a bordo Pilâtre de Rozier e il Marchese di Arlandes, incisione del 1873.

L’impossibilità di controllare e dirigere il pallone aerostatico, sottostando inevitabilmente ai capricci del vento, era un grande punto di debolezza al quale i primi aeronauti tentarono di porre rimedio creando i dispositivi più fantasiosi ‒ ali, remi, eliche, timoni ‒ risultati poi fallimentari. Solo nel 1884, il primo vero dirigibile riuscì a compiere un percorso di andata e ritorno, opponendosi alla forza del vento.

Almerico da Schio fu definito dallo scrittore Aldo Durante «uno dei più spericolati aeronauti italiani». Classe 1836, di origini nobili, nella progettazione del suo dirigibile Italia dimostrò una tenacia e una dedizione non comuni, superando ostacoli tecnici ed economici ma soprattutto un forte scetticismo.

Il battesimo dell’aria, avvenne il 17 giugno 1905, tra lo stupore generale. Per ammirare l’aeronave giunse fino a Schio anche la regina Margherita di Savoia. Ma Almerico sapeva che gli aerostati erano solo il primo passo del volo umano, e da grande

visionario intuì che il futuro del volo sarebbe stato dell'aeroplano: «Di mano in mano che la meccanica progredirà, dandoci motori leggeri e forti, abbandoneremo il pallone, accostandoci al cosiddetto aeroplano che, procedendo rapido come fa il cervo volante o l'uccello ad ali tese, salirà, scenderà, si sosterrà in volo per l'impulso proprio e per reazione dell'aria sottostante».

I pionieri del primo volo a motore sono stati i fratelli Wright, che controllarono il loro mezzo riuscendo a far sollevare dal suolo il loro Flyer su una spiaggia del North Carolina il 17 dicembre 1903.

Il dirigibile di Almerico da Schio, 1906.

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