Coelum Astronomia 198 - 2016 - Page 112

della massima separazione raggiunta dal quinto satellite: Amaltea. Per l'impresa − ripeto, quasi impossibile − si deve quindi usare una strumentazione e una tecnica tipiche delle riprese del profondo cielo: una camera CCD monocromatica, meglio se raffreddata, ma anche una camera planetaria può andare bene, una scala dell'immagine compresa tra 0,5 e 0,8 secondi d'arco su pixel (non si lavora ad alta risoluzione) e uno strumento luminoso (f4-6,3) aiuta senza dubbio.

Se il filtro non presenta strani riflessi attorno alle sorgenti brillanti e la camera non ha problemi di blooming, si possono fare riprese senza altri accorgimenti. Negli altri casi è possibile costruirsi un piccolo disco occultatore con della normale carta d'alluminio, poco più grande del diametro che avrà Giove sul sensore. Si può provare a porre il dischetto sul filtro (la soluzione migliore per evitare riflessi) o direttamente sulla finestra ottica del sensore, e in fase di puntamento avere l'accortezza di far cadere il disco di Giove all'interno dell'ombra proiettata dall'occultatore.

In alternativa si può tentare di spostare il disco del pianeta appena fuori dal campo del sensore e accontentarsi di riprendere una sola ansa degli anelli.

Le situazioni migliori per tentare la ripresa sono simili a quelle con cui si riprendono gli oggetti del profondo cielo: poco inquinamento luminoso, assenza di Luna, serata trasparente. In più è meglio scegliere momenti in cui nessuno dei satelliti Galileiani si trova nella presunta posizione degli anelli. A questo punto la tecnica per la “ripresa impossibile” diviene semplice: fare una serie di scatti a lunga posa, con un'esposizione intorno ai 300 secondi, come se si stesse riprendendo un normale oggetto del profondo cielo, quindi curando anche la fase di autoguida grazie a una guida fuori asse o a un telescopio di guida. La posa massima di 300 secondi, forse 400, è il limite oltre il quale lo spostamento del pianeta si farà evidente rispetto alle stelle di sfondo, quindi è il tempo oltre il quale l'autoguida non sarà più efficace.

Riprendendo immagini per almeno un'ora complessiva e mediandole, l'applicazione di qualche maschera sfocata di ampio raggio potrebbe rivelare degli sbuffi lungo l'equatore gioviano, con il disco planetario completamente bruciato: questi sono gli elusivi anelli, che nessun amatore ha ancora ripreso.

È un'impresa impossibile? La tecnica esposta può essere migliorata? Ci sono difficoltà che non sono state considerate? Finché qualcuno non ci prova sul serio non lo sapremo mai! È così, d'altra parte, che la scienza progredisce, con prove e, talvolta, fallimenti. Ma se gli astronomi dilettanti sono riusciti a riprendere il disco di polveri di un'altra stella, a separare Plutone e Caronte e persino a rivelare dettagli sull'asteroide Vesta, allora i tempi sono maturi per riprendere un sistema di anelli diverso da quello di Saturno.

Gli elusivi anelli di Giove ripresi con il grande telescopio Hale da 5 metri di diametro nel 1980. Crediti: Jewit et al, Icarus 1981.

L’invito per tutti i lettori e appassionati di fotografia è dunque quello di osservare Giove e di tentare l’avvincente sfida proposta da Daniele Gasparri. Caricate le vostre fotografie di Giove nella galleria PhotoCoelum a disposizione di tutti sul nostro sito web www.coelum.com.

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