Coelum Astronomia 197 - 2016 - Page 44

la manovra di discesa sulla superficie marziana a Meridiani Planum in ottobre mentre il Trace Gas Orbiter compierà la manovra di inserimento in un’orbita preliminare. Da qui, dopo aver compiuto una serie di operazioni di rallentamento sfruttando la forza frenante dell’atmosfera di Marte, inizierà la sua campagna scientifica nel dicembre 2017.

Il lander Schiaparelli dovrà fungere da apripista tecnologico per la seconda parte della missione ExoMars: esso si limiterà ad operare sulla superficie solo per pochi giorni, con il fine di testare e valutare le tecnologie costruttive impiegate, saggiarne la bontà o appurare problemi di carattere tecnologico e ingegneristico. Per questo motivo gli addetti ai lavori si riferiscono al lander Schiaparelli con il nome di Entry, Descent and Landing Demonstrator Module (EDM). Un secondo rover sarà successivamente inviato su Marte il cui lancio, previsto per il 2018,

costituirà appunto la seconda parte

della missione ExoMars.

I due progetti sono il frutto della collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea, ESA, e la russa Roscosmos. Anche l’Italia ha avuto un ruolo importante nella missione, con la forte partecipazione di INAF-IAPS (Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali) per ciò che riguarda gli strumenti scientifici MIMA (Martian Infrared Mapper), usato dalla sonda per mappare e analizzare le condizioni meteorologiche dell’atmosfera e al suolo di Marte, e MA_MISS (Mars Multispectral Imager for Subsurface Studies), lo spettrometro che avrà il compito di analizzare e indagare sull’evoluzione geologica e biologica del sottosuolo marziano.

Con l’arrivo di TGO e Schiaparelli il numero delle missioni attive sul Pianeta Rosso salirà a nove, un vero record.

Asteroidi e Comete

Il 2016 è l’anno del lancio della missione NASA OSIRIS-REx (Origins Spectral Interpretation Resource Identification Security Regolith Explorer) facente parte del programma New Frontiers. Questa missione prevede di raggiungere l’asteroide 101955 Bennu (nel 2019), estendere il suo braccio robotico per raccogliere alcuni campioni di materiale che lo compongono e rientrare infine sulla Terra. Il rientro è previsto per il 2023.

Prosegue il viaggio della sonda giapponese Hayabusa 2 che grazia al suo propulsore ionico è in rotta verso l’asteroide 162173 Ryugu. Anche in questo caso l’obiettivo è quello di raggiungere l’asteroide per prelevarne alcuni campioni e riportarli sulla Terra (2020). La Hayabusa 2 trasporta anche un piccolo lander MASCOT (acronimo per Mobile Asteroid Surface SCOuT) e

tre altri piccolissimi rover Minerva, simili a quelli trasportati dalla precedente missione Hayabusa (che però fallì l’atterraggio sull’asteroide Itokawa).

Il 2016 è l’anno che segnerà anche la fine della missione ESA Rosetta, che sta inseguendo il nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko nel suo viaggio nel Sistema Solare. A settembre la sonda Rosetta terminerà la sua attività scientifica. Sono state rivelate infatti le modalità di fine missione che, con una particolare manovra controllata, vedranno Rosetta unirsi per sempre alla sua cometa, fedele compagna di viaggio, raggiungendola definitivamente in un modo che si spera il più delicato possibile. Compiendo questa manovra di “atterraggio” sulla cometa, la sonda riserverà sicuramente ancora qualche sorpresa per i ricercatori a Terra.

Ricordando le conquiste ottenute, il 2015 è stato per Rosetta un anno molto interessante, rivelando per Rosetta un anno molto interessante, rivelando informazioni mai avute prima sulle comete. La sonda dell’Agenzia Spaziale Europea ha proseguito il suo instancabile inseguimento della cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko su cui, durante il 2014, il lander Philae si era posato, manovra questa eseguita per la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale. Particolare attenzione è stata data ai rilevamenti riguardanti la presenza di ghiaccio d’acqua sulla superficie della cometa e nelle emissioni derivanti da essa.

Qui sopra. La sonda Rosetta. Credits: ESA

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