Coelum Astronomia 197 - 2016 - Page 40

totalmente inaspettato e davvero

sorprendente: oltre al fascino e

alla bellezza, svelati per la

prima volta, Plutone sorprende

anche dal punto di vista scientifico,

mostrandosi agli studiosi e

planetologi come un mondo molto

più attivo di quanto fosse mai stato ipotizzato.

Dopo lo spettacolo regalatoci nel 2015, la

missione New Horizons prosegue nel 2016 continuando ad inviare verso Terra il resto dei dati raccolti sul sistema di Plutone.

Anche se la fine della missione primaria

della sonda è stabilita proprio per

quest’anno il team di missione

sta insistendo per estendere

l’esplorazione anche al secondo

obiettivo della sonda, verso il quale

è già in rotta: il piccolo KBO

roccioso noto con il codice 2014

MU69, che sarà raggiunto solo nel

gennaio del 2019. Gli oggetti

della Fascia di Kuiper, riconosciuti

con l’acronimo KBO, sono

particolarmente interessanti

poichè si pensa che costituiscano

gli elementi costruttivi di base, i

mattoni da costruzione di oggetti

maggiori, proprio come Plutone.

Essendo inoltre posti ai margini

esterni del Sistema Solare, essi

risentono molto poco dell’influenza del

Sole: è proprio questa loro peculiarità, l’essere rimasti inalterati fin dalle origini, che interessa gli scienziati che, attraverso il loro studio, sperano di raccogliere informazioni cruciali sulla storia della formazione del Sistema Solare.

Tutto ciò è da attendersi non prima di qualche anno e, nonostante la sonda abbia già sorpassato Plutone, il 2016 vedrà via via rivelate e diffuse tutte le informazioni e le immagini derivanti da quel fugace fly-by compiuto a luglio 2015.

In questa pagina. Immagine del 13

luglio 2015, quando New Horizons era a 768000 km di distanza da Plutone. Credits: NASA / Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / Southwest Research Institute

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