Coelum Astronomia 197 - 2016 - Page 33

dedicate alla ricerca di vita – grazie alle tecnologie sviluppate, saranno in grado di ricercare molecole complesse come polisaccaridi e DNA, che sulla Terra sono associate alla vita. Alcune strategie di rilevamento adottate sfrutteranno la reazione antigene-anticorpo, altre delle tecniche spettroscopiche, ma la vera sfida risiede nel fatto che i test verranno svolti utilizzando molecole di organismi terrestri, spesso estremofili, provenienti da ambienti analoghi a quelli di Marte, come i deserti. Test, che peraltro sono già in corso, per definire gli effetti dell’ambiente marziano sulle macromolecole biologiche, con l’esposizione di estremofili e macromolecole a condizioni simulate marziane, riprodotte nel contenitore ESA EXPOSE collocato al di fuori della Stazione Spaziale Internazionale. Tecnicamente più complessa può sembrare invece la ricerca di vita nelle lune ghiacciate del nostro Sistema solare. Come accennavamo all’inizio, Encelado ed Europa hanno oceani di acqua liquida al di sotto della superficie ghiacciata. Il traguardo successivo, cioè la ricerca di vita in pianeti intorno ad altre stelle, sia guardandone l’atmosfera sia cercando bio-impronte colorate sulla superficie, richiede un notevole sforzo tecnologico. Un passo in avanti è per esempio fornito dalla sinergia tra l’impiego di telescopi spaziali e lo sviluppo di sistemi per rilevare in modo remoto le impronte dell’attività metabolica nell’atmosfera. Un contributo importante potrebbe derivare dall’impiego di atmosfere planetarie simulate e organismi estremofili, che sulla Terra sono relegati in nicchie caratterizzate da estremi di temperatura, pH, salinità, o fenomeni di deliquescenza, condizioni che altrove potrebbero essere invece la norma.

DANIELA BILLI

Leader del gruppo di Astrobiologia e Biologia Molecolare di Cianobatteri presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Le sue ricerche si focalizzano sui meccanismi molecolari della resistenza a condizioni estreme di disseccamento, temperatura e radiazioni (ultraviolette e ionizzanti) in cianobatteri di ambiente desertico.

Il commento conclusivo all'inchiesta, a cura di Filippo Bonaventura, sarà pubblicato sul prossimo numero di Coelum.

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