Coelum Astronomia 197 - 2016 - Page 30

ALEXIS BRANDEKER

Chiunque predica con certezza che troveremo le prove della vita extraterrestre entro un certo numero di anni fa un’affermazione fuorviante. Il motivo è semplice: non abbiamo nessun modo di sapere (se e…) quando troveremo tali prove. Non lo possiamo sapere.

Certamente abbiamo sin d’ora alcune metodologie scientifiche con cui sappiamo di poter scoprire la vita su altri mondi, in linea di principio anche domani. Il modo più ovvio è che loro si facciano vivi, direttamente, e bussino alla nostra porta. Questo appare davvero poco probabile (nonostante i tanti avvistamenti di UFO fatti da sedicenti esperti…).

La versione più “soft” di questo scenario è la rilevazione di segnali provenienti da una civiltà tecnologica extraterrestre: il programma SETI sta cercando e continuerà a cercare tali segnali in banda radio, sperando di intercettare una civiltà che comunichi anche attraverso le onde elettromagnetiche, come facciamo noi.

Poi c’è la ricerca di vita extraterrestre "non tecnologica", che rappresenta certamente una sfida più complessa. Personalmente ritengo che, all’attuale stato della ricerca, saremo in grado di trovare qualcosa in tempi relativamente brevi solo su Marte. Lì ci sono già rover robotici dotati di strumenti scientifici e altre missioni, che saranno operative nei prossimi anni, che hanno come obiettivo proprio il pianeta rosso.

In un futuro più o meno vicino potremmo essere in grado di individuare tracce di vita non tecnologica (anche di tipo microbiotico) a distanze astronomiche da noi, se questa ha una diffusione endemica nel pianeta che la ospita. In che modo? Studiando i suoi effetti sull’atmosfera del pianeta. Per farlo abbiamo bisogno di spettri ad altissima risoluzione dei pianeti, e in particolare delle loro atmosfere; servono strumenti che al momento attuale non esistono ancora, ma che possono essere realizzati con la tecnologia attualmente esistente.

In un futuro più lontano, invece, potremmo anche inviare sonde su altri mondi potenzialmente abitabili del nostro Sistema solare, come Europa,

Encelado e Titano. Non a breve però… forse fra una trentina d’anni.

SAVINO LONGO

Credo che 20 anni siano una scala critica, nel senso che potrebbe esistere la possibilità di avere qualcosa di nuovo, ma anche che non sia abbastanza. Mi spiego… l’obiettivo qui è la certezza della esistenza di vita, non solo l’abitabilità di un pianeta, che sarebbe già una grande scoperta (questa ultima arriverà, credo, molto presto).

Lo strumento principale per questo tipo di ricerche è la spettroscopia, ovvero la misura della radiazione (visibile, infrarossa, ultravioletta) emessa dal corpo e scomposta nella varie frequenze.

ALEXIS BRANDEKER

Dopo aver ottenuto il dottorato in Astronomia all’Università di Stoccolma, ha trascorso due anni come post-doc all’Università di Toronto. Attualmente ricopre l’incarico di coordinatore scientifico del Centro di Astrobiologia dell’Università di Stoccolma, e ricercatore associato presso l’Osservatorio di Stoccolma. Ha scoperto quattro asteroidi.

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