Coelum Astronomia 197 - 2016 - Page 27

confermati, e si radica sempre più la convinzione che a questo punto della ricerca si debba cambiare paradigma. Questo vale sia per il campo radio che per le altre bande dello spettro elettromagnetico. Tra alcune decine di anni la tecnologia spaziale avrà raggiunto livelli tali da potere probabilmente investigare esopianeti, alla ricerca di evidenze di presenza di vita attraverso bande dello spettro elettromagnetico diverse da quella radio. Anche se tra molto tempo non avremo avuto conferma dell’esistenza di vita nel cosmo, dovremo continuare la ricerca in tutti i modi perché potremmo avere cercato nei luoghi, nei momenti o nei modi sbagliati. Come diceva il noto astronomo inglese Martin Rees: «La mancanza dell’evidenza non significa l’evidenza della mancanza».

HENDERSON CLEAVES

Innanzitutto va detto che la dichiarazione di Ellen Stofan è l’opinione degli alti amministratori NASA data in un forum pubblico, non un annuncio fatto durante una conferenza stampa ufficiale. Direi quindi che la si può si prendere con una certa leggerezza, perché potrebbero sbagliarsi; in ogni caso non penso che sia irragionevole supporre di avere delle prove di vita extraterrestre nel giro di 10-20 anni.

Senza alcun dubbio la tecnologia potrà farci ottenere anche a breve delle informazioni importanti… la cosa veramente difficile da sapere è se l’interpretazione che daremo a queste informazioni, una volta ottenute, sarà corretta. Questo dipende da una serie di fattori, non ultimo l’essere in grado di individuare falsi positivi e falsi negativi.

Direi che ci sono tre tipi di scoperte che noi potremmo aspettarci di ottenere. Li elenco in ordine di probabilità decrescente.

1 - Rilevazione di gas nell’atmosfera di un esopianeta la cui presenza sarebbe difficile da spiegare in assenza di vita. Nei prossimi anni avremmo telescopi molto performanti che ci permetteranno di fare queste analisi.

2 - Rilevazione di microrganismi in un qualche corpo del nostro Sistema solare. Se parliamo dei prossimi 10-20 anni, l’unico corpo possibile è Marte. Questa scoperta si potrà fare con missioni in loco dotate di cromatografi, spettrometri di massa e quant’altro.

3 - Ricezione di un segnale intelligente, con ogni probabilità tramite radiotelescopi. Questo è, come sappiamo, l’ambito del SETI.

In ogni caso, personalmente dubito che entro i prossimi 20 anni potremo trovare una qualche prova incontrovertibile della vita su altri mondi: probabilmente ci saranno anche modi alternativi di spiegare le scoperte che verranno compiute. Se posso sbilanciarmi, direi che il primo claim arriverà nei prossimi 5 o 10 anni, semplicemente perché con l’avvento dei nuovi telescopi tutti vorranno essere i primi a dire di aver trovato qualcosa, ed essendo gli strumenti relativamente nuovi ci vorrà del tempo per capire se i vari annunci saranno fondati o no. In un certo senso, è la stessa cosa che è successa con i primi esopianeti, prima che si creasse un consenso generale attorno al modo, ora considerato corretto, di scoprirli.

Prevedo che entro i prossimi 50 anni, o giù di lì, avremo una statistica più o meno accurata su quanto sia comune la vita nella nostra galassia. Naturalmente, se la vita è molto poco comune, allora non saremo in alcun modo in grado di trovarla presto (ovvero nei prossimi decenni) nonostante la potenza e la modernità dei nostri strumenti.

Banale dirlo, ma è questo il vero punto cruciale della questione.

HENDERSON CLEAVES

Ha ottenuto il dottorato in chimica-fisica organica nel 1975 all’Università di Montpellier, in Francia. Nel 1979 si unì al Centre National de la Ricerque Scientifique (CNRS), presso gli Istituti di Chimica e di Scienze della Vita. Attualmente è un senior scientist del CNRS all’Istituto di Biomolecole “Maz Mousseron” all’Università di Montpellier. È interessato soprattutto alla reattività organica dei precursori di peptidi e aminoacidi in acqua.

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