Coelum Astronomia 197 - 2016 - Page 26

STELIO MONTEBUGNOLI

Personalmente penso che dopo tanti anni di osservazione qualcosa avremmo dovuto (con tutti i condizionali del caso) osservare. Credo che la NASA possa avere ragione, purché si cambi il paradigma con cui cerchiamo la vita. Non solo in banda radio, ma anche nelle altre bande dello spettro. È comunque difficile da prevedere.

Nell’ipotesi che una civiltà extraterrestre sia in possesso di un’opportuna tecnologia che permetta di rilasciare emissioni nello spazio all’interno dello spettro elettromagnetico, queste possono essere rivelate con opportuni strumenti. Per le bande radio basse, infrarossi, ultravioletti, X e gamma, per le quali l’atmosfera è opaca, devono essere installati su satelliti. I radiotelescopi e telescopi si possono invece installare a terra, in quanto l’atmosfera è trasparente in queste bande.

Date le enormi distanze che ci separano, i segnali ricevuti sarebbero debolissimi, per cui l’approccio osservativo da terra vede l’utilizzo di grandi radiotelescopi e di importanti telescopi ottici. Per il SETI radio lo spazio della ricerca è caratterizzato da molte dimensioni, le cui principali sono: il puntamento, la frequenza, la sensibilità, il tipo di segnale cercato e il tempo. Questo complica di molto il programma abbassandone così le probabilità di successo per cui, vista la scarsità dei fondi per la ricerca, deve per forza essere a basso costo.

Quest’obiettivo si ottiene conducendo il sistema SETI in parallelo alle osservazioni in corso al radiotelescopio, senza perturbarle (“Piggy Back mode”). In questo modo, pur non avendo il controllo dell’osservazione, si opera gratuitamente per 24 ore al giorno e per tutto l’anno.

La post-elaborazione dei dati online è basata su raffinate analisi di spettro nel caso in cui ET ci inviasse volutamente, per farsi “notare”, un segnale monocromatico (per es. portante radio). Nel caso invece in cui ET non si curi di noi e usi segnali radio per i servizi di comunicazione del suo pianeta, gli algoritmi di data processing impiegati sono molto più complessi, prevedendo l’impiego di trasformate matematiche molto dispendiose da un punto di vista del calcolo, come la KLT (Karhunen Loeve Transform).

Dai primi tentativi di Frank Drake sono passati più di 50 anni e da allora non si è ancora ricevuto nulla, a parte alcuni segnali sospetti mai

EUGENIO SIMONCINI

Dopo un dottorato in Scienze Chimiche all’Università di Siena, un postdoc al Max Planck Institute in Biogeochimica a Jena e uno al Centro di Astrobiologia di Madrid, attualmente è assegnista di ricerca all’INAF presso l’Osservatorio di Arcetri, Firenze. È co-direttore del Focus Group “Thermodynamics, Disequilibrium and Evolution” legato al NASA Astrobiology Institute. Lavora sulla Planetary Protection degli strumenti DREAMS nella missione EXOMARS 1 e studia le caratteristiche termodinamiche legate all’origine della vita e all’abitabilità di altri corpi celesti.

STELIO MONTEBUGNOLI

Dirigente Tecnologo presso l’Istituto di Radioastronomia (INAF) di Medicina, responsabile della Stazione di Medicina e Croce del Nord fino al 2013. Ora associato all’INAF per il SETI.

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