Coelum Astronomia 197 - 2016 - Page 25

scoperte dipende da molte cose. Prima tra tutte: che cosa stiamo cercando? Se parliamo di vita intelligente, oppure evoluta a livello degli animali della Terra, penso che l’annuncio non sia realistico. Nel primo caso la tecnologia per ricevere e studiare eventuali segnali radio c’è, ma è molto bassa la possibilità che tali forme di vita siano “a portata di mano”. Più alta è invece la probabilità che ci siano forme di vita più semplici, per esempio microrganismi. Se non si trovano su pianeti o satelliti del nostro Sistema solare, osservarli direttamente oggi è impossibile. In circa 10-20 anni i telescopi saranno più precisi e potremo osservare la superficie degli esopianeti, o almeno le loro caratteristiche generali.

Dato che la possibilità di osservare direttamente la superficie degli esopianeti richiederà ancora molti anni prima di essere praticabile, si stanno sviluppando nuovi metodi per analizzare ciò che i telescopi “vedono” dell’atmosfera di un pianeta. Studiando l’effetto della vita sulla Terra, si sta provando a capire come vedere gli stessi “effetti”, o simili, nell’atmosfera di un altro pianeta.

Le tecniche di cui parlo sono basate sulla fisica e chimica di base, sulla termodinamica, generalizzano il concetto stesso di “vita” e ne studiano necessità, funzionalità e gli effetti più basilari. È anche un modo per prepararci a osservare forme di “vita” diverse da quelle a cui siamo abituati, ma sempre plausibili dal punto di vista scientifico.

Tuttavia, pochissime sono le prove “certe” della presenza di vita che possono essere evidenziate attraverso gli spettri delle atmosfere. Un alto disequilibrio chimico atmosferico, però, in un pianeta roccioso nella zona abitabile della sua stella, potrebbe indicare la presenza di forme chimiche complesse ed estese, come la vita e una biosfera, o almeno di condizioni necessarie affinché essa si evolva e si mantenga.

In questo avranno un ruolo chiave le nuove tecnologie di cui potremo disporre nei prossimi decenni. Gli strumenti in gioco sono telescopi sempre più potenti, come le prossime missioni PLATO2, GAIA, CHEOPS, TESS e il James Webb Space Telescope.

In alto. A proposito della possibilità di dedurre la presenza di vita dall’analisi spettrale dell’atmosfera di pianeti extrasolari (vedi anche le puntate scorse), c’è da dire che la procedura potrebbe portare a risultati fuorvianti. Ad esempio (vedi a sinistra), trovare molecole di ozono abbinate all’anidride carbonica e all’ossido di carbonio in un’atmosfera planetaria potrebbe indicare l’esistenza di un’attività biologica, ma la contemporanea assenza di metano porterebbe invece alla formazione di un ambiente arido e sterile. Al contrario (come mostrato a destra) la rilevazione di ossigeno, anidride carbonica e metano, senza monossido di carbonio, indicherebbe con altissima probabilità l’esistenza di un ecosistema biologico.

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