Coelum Astronomia 197 - 2016 - Page 110

There's a starman waiting in

the sky...

di Stefano Schirinzi

Così cantava David Bowie nel 1972 raccontando la storia di un "uomo delle stelle" che, attraverso il suo messaggero terreno Ziggy Stardust, entra in contatto con gli abitanti di una Terra ormai condannata, promettendo la salvezza del pianeta. In quello che è uno dei suoi singoli più famosi, il grande artista di Brixton recentemente scomparso, portava prepotentemente, e non per la prima volta, tematiche “spaziali” tramite la musica nella vita di tutti, diventando, tra l'altro, fonte di ispirazione per altri artisti che avrebbero focalizzato sul Cosmo e sulla vita extraterrestre i temi trattati nelle loro musiche.

La carriera musicale di Bowie (Londra, 8 gennaio 1947 – New York, 10 gennaio 2016) ebbe infatti un legame indissolubile con il Cosmo, fin dall'inizio. Era infatti l'estate 1969 quando, a seguito dell'allunaggio americano, le stazioni radio di tutto il globo iniziarono a diffondere le splendide note di Space Oddity: la solitudine dell'astronauta Major Tom, nella sua missione senza più possibilità di ritorno e in balia del proprio destino, contribuirono a radicare nell'immaginario collettivo e nella vita di ogni giorno i viaggi spaziali anche dopo che, nel giro di una manciata d'anni, l'interesse di portare l'uomo sulla Luna svanì. Dopo Space Oddity (anche qui, titolo chiaramente ispirato dal capolavoro di Kubrik), Bowie tornò a parlare di tematiche inerenti il Cosmo in altri brani da lui stesso composti, quali Starman, Life on Mars, Hello Spaceboy; creò il suo alter-ego, Ziggy Stardust, mero contattista con civiltà extraterrestri e la stessa band che lo accompagnava all'epoca era chiamata gli “Spiders from Mars”.

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