City Life Magazine 29 - Page 60

60 formare, informarsi e crescere ogni giorno culturalmente e a livello motivazionale. Occorre combattere le sacche d’ignoranza e di ignavia, di trascuratezza e cattiva attenzione all’altro e al territorio. Far amare i luoghi dove si vive vuol dire far amare se stessi, significa generare autostima sociale che implica in modo diretto crescita econo- mica, benessere e felicità. L’interaction design o più semplicemente l’utilizzo delle tecnologie elettroniche o di rilevazione dei bisogni sociali può generare pacchetti informativi che, se ben gestiti, possono produrre coscienza e volontà operativa, divertimento e piacere nell’ap- prendimento, sensibilità e comprensione. La forza di questa disciplina che diventa multidisciplinare nel momento che si colloca all’interno del triangolo a) comu- nicazione, b) architettura/arte, c) politica/ istituzioni può cambiare in modo certo e netto il destino tragico di certi territori. I modelli propositivi delle attività istituzionali si devono rinnovare e l’interaction design è la strada maestra che ci può portare al benfatto, a quella rigenerazione che mai come ora ci occorre e ci aiuterebbe a sentirci ed ad essere migliori. Educazione verso il miglior bene comune “Noi siamo noi più il nostro ambiente se non lo tuteliamo non tuteliamo noi stessi” Questa frase di Luis Ortega y Gasset, filo- sofo spagnolo di inizio secolo scorso, che dovrebbe rimbombare dentro le nostre coscienze è contenuta in modo pregno nella qualità di molti luoghi dedicati alla fede cristiana. Tutelarli, tutelare la loro bellezza o ricrearne di nuova in relazione ai tessuti sociali in cui si deve insediare – o è insediata – per svolgere un compito sociale di primario livello significa capire come è necessario comunicare quali sono le modalità per trasferire questo messaggio e questa convinzione a tutti i cittadini e farli diventare parte attiva di un percorso rige- nerativo.