City Life Magazine 29 - Page 22

22 di realizzazione di accumulo termico rispetto a quello elettrico. Nel giro di 7 anni, tra il 2005 anno in cui si è iniziato il progetto, e il 2012 in cui è stata completata la prima fase, sono stati installati 7300 m2 di collettori solari, in grado di fornire 5.1 MW termici e di provvedere al 50% del fabbisogno termico di 260 unità immobiliari. L’accumulo è stato ottenuto con due serbatoi da 100 m3 e 480 m3 con funzione di buffer di breve termine, e un serbatoio interrato di 37500 m3, con funzione di buffer stagionale. La gran parte dei collettori è stata disposta sul terrapieno antirumore, abbellito da piante ornamentali e aiuole fiorite, e lungo il quale corre una pista ciclabile, come si può vedere dal sito dedicato al progetto e in una scheda riassuntiva dello stesso. Altri collettori sono stati posti sui tetti degli edifici. Questo impianto, ormai in funzione da quasi 5 anni, genera 370 kWh/m2a all’anno e protegge il quartiere dal rumore della vicina zona industriale. È considerato e citato come esempio di impiego intelligente dell’energia solare. E da noi? Verrebbe da dire: notte fonda. Qualche partecipazione a progetti di ricerca europei nell’ambito del programma Horizon 2020, ma, a conoscenza di chi scrive, nessuna realizzazione significativa. C’è da chiedersi perché, visto che di situazioni simili, su stessa scala e su scale diverse, a quella di Crailsheim se ne incontrano parecchie. Provo a darne una spiegazione, basata su un caso reale di cui mi è capitato recentemente di occuparmi. La scala è decisamente inferiore a quella di Crailsheim. Si tratta, molto più modestamente, di un’area lottizzabile di un piccolo paese della bassa padana, come ce ne sono tante, di circa 14000 m2, racchiusa tra strada statale e ferrovia. Secondo quanto previsto dal DPR 459/98, alcuni lotti si trovano all’interno della fascia B di pertinenza dell’infrastruttura ferroviaria, e altri all’interno della fascia B di pertinenza dell’infrastruttura stradale. La situazione è indicata in figura 1, dove sono riportati i confini dell’area lottizzabile ed i singoli lotti, e i limiti delle fasce B. Il Comune su cui sorge l’area lottizzabile, con proprio Piano Zonale di Classificazione Acustica ha ulteriormente ridotto i limiti del DPR 459/98, fissandoli in 55 dBA diurni e 45 dBA notturni. Le immissioni acustiche misurate in prossimità del limite nord dell’area lottizzabile, all’interno della fascia B di pertinenza dell’infrastruttura ferroviaria, sono risultate superiori ai limiti fissati dal Comune e richiedono la realizzazione di barriere per la loro riduzione. Come da prassi consolidata, il Piano Urbanistico Attuativo prevede che l’impresa lottizzante esegua a suo carico tutti i lavori di urbanizzazione, ivi compresa la realizzazione di barriere antirumore da porre lungo la ferrovia. Essendo a conoscenza della soluzione adottata a Crailsheim, ho suggerito all’impresa lottizzante di esaminare la fattibilità, su scala ridotta, di una soluzione simile. Un primo studio di fattibilità ha mostrato che l’installazione di barriere realizzate con terre rinforzate, disposte come indicato in figura 2, per uno sviluppo lineare complessivo di circa 90 m, con altezza di 5 m, consentirebbe sia di ridurre le immissioni acustiche al di sotto dei limiti fissati dal Comune, sia di installare collettori per una potenza complessiva di circa 167 kW termici. Avendo le barriere un lato rivolto a sud – sud ovest, con i dati medi di insolazione della zona, si può ipotizzare una produzione media annua di poco più di 200 MWh termici, sufficiente, con un modesto accumulo, a coprire circa il 50% del fabbisogno di calore delle unità immobiliari previste dal piano di lottizzazione. Sembrerebbero le condizioni ideali per un progetto pilota che possa costituire anche un )ɅѽɔȁՕeɕɅ̈́)ͥՅ饽ͥՕ͍ɥфո)ٽɥ͍ɥхեѤ)սȁɅєe ͤ)ѕɕեٕɔՕѼɽѼ)͔ɕѼՅѼͼ)ɕ饽)%ٕɕѼհ䁍ͥ