APCE FACTBOOK 2018 APCE FACTBOOK 2018 - Page 13

La protezione catodica S iamo nel lontano 1824 quando la marina militare inglese, al fine di prevenire la corrosione degli scafi delle proprie navi, decide di sperimentare una scoperta del chimico Sir Humphry Davy applicando alle piastre di rame dello scafo del- la HMS Samarang degli anodi in ferro. L’esperimento riesce ma i risultati sono oltre le aspettative; il rame non si corrode più, ma in questo modo non rilascia più quelle sostanze che impediscono la formazione di vegetazione sullo scafo. Con lo scafo coperto di cozze e telline la nave perde troppa velocità; l’esperimento viene quindi momentaneamente abbandonato, ma intanto è nata la protezione catodica. Da allora molte cose sono cambiate. Ai giorni nostri la protezione catodica è utiliz- zata in varie forme su tutte le imbarcazioni in metallo del mondo oltre che per ogni struttura metallica sommersa che debba essere protetta dalla corrosione. L’acqua di mare è infatti un ambiente estremamente corrosivo; è un elettrolita molto efficiente a causa della grande quantità di sali disciolti in essa, l’alta concentrazione di cloruri favorisce l’innescarsi di fenomeni di vaiolatura e la costante presenza di ossigeno, nelle acque a contatto con l’atmosfera e soprattutto nelle zone di onda o di marea, fornisce un costante apporto del reagente catodico influenzando diretta- mente la velocità di corrosione. La protezione catodica trova numerosissimi campi di applicazione in ambiente marino per contrastare il fenomeno corrosivo. Viene impie- gata nel settore navale per imbarcazioni di ogni genere e dimensioni: dagli yacht con scafo in alluminio alle navi militari fino alle grandi navi da crociera e mercantili. Viene usata per la protezione delle parti sommerse delle piattaforme petrolifere, a protezio- ne delle parti metalliche sommerse delle strutture portuali e per tutti i gasdotti e gli oleodotti sottomarini. 11